La GNU GPL non è sempre accondiscendente; dice di "no" ad alcune delle cose che a volte la gente vuole fare. Alcuni utenti affermano che sia negativo il fatto che la GPL "escluda" alcuni sviluppatori di software proprietario che "hanno bisogno d'essere portati nella comunità del software libero." Ma non siamo noi ad escluderli dalla nostra comunità; sono loro che scelgono di non entrare. Decidere di produrre software proprietario equivale a decidere di starne fuori. Esservi dentro significa cooperare con noi; non possiamo "portarli nella nostra comunità" se non vogliono unirsi a noi. Ciò che possiamo fare è offrire un incentivo ad unirsi a noi. È per far sì che il nostro software già prodotto sia un incentivo che la GNU GPL è stata pensata: "Se renderete il vostro software libero, potete utilizzare questo codice". Di certo in questo modo non si vincerà sempre, ma qualche volta sì. "Ricard Stallman"

Ubuntu, chiave per la crescita di Linux

sabato 29 dicembre 2007

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The Economist(*), il noto quotidiano londinese segnala il fatto che parecchie aziende che tradizionalmente adottavano una filosofia mirata al software proprietario nel futuro apriranno le sue porte al software Open Source.

Secondo l'autore ne Apple ne Microsoft potranno respingere la concorrenza di prezzi gratuiti che oggi per oggi offrono al mercato la maggior parte delle soluzioni Linux, un elemento da non trascurare in un momento cruciale dell'economia mondiale in cui tutte le aziende, piccole e grosse, cercano di ridurre i costi.

Inutile dire l'importanza di Ubuntu in questo contesto.

A questo punto non è azzardato dire che presto gli utenti Linux supereranno sicuramente a quelli di Mac OS e magari in un futuro non troppo lontano anche ai ragazzi di casa Richmond.

Lettura completa dell'articolo

(*)L’Economist è uno dei migliori giornali del mondo, famoso per le sue analisi inappuntabili specie sui temi di politica estera ed economia e per le sue opinioni schiette, intelligenti, mai nascoste (esattamente il contrario della falsa idea che si ha in Italia del giornalismo anglosassone in doppio petto e distaccato dalla realtà). Gli articoli non sono firmati, come la prima e la terza pagina di un piccolo quotidiano italiano. Fondato nel 1843, diretto anche dal grande pensatore e costituzionalista Walter Bagehot, l’Economist prende sempre posizione, spesso incurante dell’assoluto minoritarismo delle sue scelte.

2 commenti:

Shiba Ikumi ha detto...

Come se il servizio di supporto di Canonical fosse gratuito...

Lorenzo ha detto...

@shiba
stiamo parlando di free software non di beneficenza

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