La GNU GPL non è sempre accondiscendente; dice di "no" ad alcune delle cose che a volte la gente vuole fare. Alcuni utenti affermano che sia negativo il fatto che la GPL "escluda" alcuni sviluppatori di software proprietario che "hanno bisogno d'essere portati nella comunità del software libero." Ma non siamo noi ad escluderli dalla nostra comunità; sono loro che scelgono di non entrare. Decidere di produrre software proprietario equivale a decidere di starne fuori. Esservi dentro significa cooperare con noi; non possiamo "portarli nella nostra comunità" se non vogliono unirsi a noi. Ciò che possiamo fare è offrire un incentivo ad unirsi a noi. È per far sì che il nostro software già prodotto sia un incentivo che la GNU GPL è stata pensata: "Se renderete il vostro software libero, potete utilizzare questo codice". Di certo in questo modo non si vincerà sempre, ma qualche volta sì. "Richard Stallman"

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Linux, il WWW e tutto il resto.

lunedì 30 agosto 2010

La moda del momento, ciò di cui tutti parlano è senz'altro il World Wide Web.


Mettere su un sito WWW non è certo una cosa esoterica e anche con una modesta Linux box possiamo provare questo brivido.


Questo articolo è il primo di una serie che descriverà l'installazione di un server Web su una macchina Linux e la creazione di programmi per interfacciare il vostro sito ad un database.


Linux è conosciuto come un sistema particolarmente efficiente a livello di networking e personalmente ho verificato che basta una configurazione hardware molto modesta per l'installazione di un server Web.


Nell'ultimo periodo mi sono dedicato all'installazione del server Web della Regione Emilia-Romagna e alla scrittura di tutti i programmi necessari per interfacciare questo server a vari databases.


La Linux box in questione era un 486 a 66 MHz con 16 mega di ram. Non è certo una configurazione modesta, ma anche a pieno regime il server non assorbiva che pochi punti percentuali del carico della macchina, che veniva comunque usata anche come server in una rete di macchine (urgh) Windows for Workgroups, tramite Samba, come pop server per la distribuzione della posta e come news server per un newsgroup locale agli uffici della regione, nonché per lo sviluppo degli script, delle pagine html e del net surfing da parte degli occupanti dell'Ufficio Reti, senza parlare del client SNMP usato per permettere il monitoring della rete locale.


Se si tiene conto che non è obbligatorio che un server Web svolga queste attività e che non è neanche necessario che sia stato installato X (il server non ne ha assolutamente bisogno), ci si rende conto che potrebbe bastare anche un 386 per servire qualche centinaio di connessioni al giorno.


Tutte le indicazioni che seguono, riguardo il reperimento del server http sono relative alla distribuzione Slackware di Linux. Se avete altre distribuzioni e non trovate qualcosa che si chiami pressappoco httpd*.tgz, dovrete scaricarvi il server dalla rete. Non dovrete comunque preoccuparvi di compilare il demone, perché comunque si riescono a trovare pacchetti già compilati e pre-configurati per Linux.


Se avete una distribuzione Slackware, completa dei pacchetti ``contrib'', cioè di quei pacchetti non curati direttamente dal creatore della distribuzione, avete già risolto i vostri problemi. Personalmente ho i cd della Infomagic, nel mio caso è bastato entrare come root, spostarmi nella directory:


/cdrom/slakinst/contrib

e lanciare setup. Scegliendo l'opzione PKGTOOL dal primo menu e Current dal successivo il sistema propone via via i nomi di tutti i pacchetti che trova all'interno della directory corrente, chiedendoci se vogliamo installarli. Il pacchetto da installare è httpd.tgz e contiene il server http della NCSA.


A questo punto avrete i file di configurazione del server nella directory:

/var/http/conf

il cui contenuto è


-rw-r--r-- 1 root root 938 Oct 23 1994 access.conf-dist
-rw-r--r-- 1 root root 1902 Oct 23 1994 httpd.conf-dist
-rw-r--r-- 1 root root 3263 Dec 13 1993 mime.types
-rw-r--r-- 1 root root 3337 Oct 23 1994 srm.conf-dist

Non potete ancora attivare il demone, perché i file che terminano per *-dist vanno rinominati, ma prima esaminiamoli per verificarne la configurazione.


Editiamo il file httpd.conf-dist. Possiamo lasciare inalterate le opzioni ServerType e Port. Notate l'opzione successiva: User nobody. Questa opzione indica l'utente sotto il quale il server dovrà funzionare. È importante notare che l'utente nobody ha il minimo possibile delle permissions per motivi di sicurezza e questo incide sui programmi che scriveremo successivamente per interfacciare il server Web ai nostri DBs: dovremo tenere sempre conto che se lanciamo lo script da command line questo verrà eseguito con le nostre permissions, non con quelle che il server http gli conceder&agrave.


Una opzione che dovremo sicuramente modificare è ServerAdmin: l'indirizzo dell'amministratore del server. Sostituiamo l'indirizzo di default you@your.address con il nostro indirizzo.


Se stiamo installando il server su una macchina non collegata ad Internet possiamo usare un indirizzo del tipo utente@localhost, sostituendo al posto di utente il nome dell'utente gestore del Web Server.


Le opzioni successive riguardano le directory che il server dovrà usare per i suoi file di log. Queste opzioni possono essere lasciate così come sono.


L'ultima opzione, ServerName, è da utilizzare solo se vogliamo che il nome con cui il server dovrà essere noto sia diverso da quello che abbiamo assegnato alla nostra macchina. È importante però che questo nome sia uguale a quello con cui è noto dal DNS (Domain Name Server). Se non avete problemi di alias o se avete in progetto di installare un server su una macchina che non è in rete, al solo scopo di provare i vostri programmi, potete lasciare questa opzione commentata.


A questo punto il vostro server è già in grado di funzionare. Ovviamente se esaminate gli altri file vi renderete conto che manca ancora qualcosa, ad esempio nel file srm.conf-dist trovate riferimenti alla directory /var/httpd/icons, in cui dovreste avere le icone che saranno utilizzate dal vostro server. Per il momento potrete risolvere la cosa creando un link tra la directory in cui avete tutte le icone utilizzate da X e la directory richiesta:


$ ln -s /usr/include/X11/pixmaps /var/httpd/icons

Ora possiamo rinominare i file di configurazione:

$ mv access.conf-dist access.conf
$ mv httpd.conf-dist httpd.conf
$ mv srm.conf-dist srm.conf

Un attimo ancora prima di far partire il demone: dobbiamo scrivere una pagina, almeno una per verificare che il server funzioni. La root del nostro Web server è quella specificata nei files access.conf e srm.conf, cioè /var/httpd/htdocs.

Spostiamoci in questa directory e creiamo un file index.html, ad esempio:

<p><i>
&lthtml>
&lthead>
&lttitle&gtPrima pagina del mio server</title>
</head>
&ltbody>
Questa &ampegrave la prima pagina, la root page, del mio server web personale.
</body>
</html>
</i></p><p> </p>
Ora abbiamo elementi sufficienti per poter testare il server. Da root facciamo partire il demone:

$ httpd &


Tutto a posto! Ci si può già collegare al server: facendo partire X e aprendo il vostro browser preferito basta specificare il vostro URL. Nel caso stiate usando il server su una macchina che non è in rete specificate:

http://localhost

Se è tutto a posto potrete vedere la pagina che avete appena creato, altrimenti potrete trovare qualche indicazione degli errori avvenuti nel file /var/httpd/logs/error_log. Se invece è tutto a posto troverete i log dei collegamenti nel file /var/httpd/logs/access_log.


A questo punto vi consiglio una sana ed istruttiva lettura: l'installazione del server Web vi ha creato una directory, /usr/doc/httpd e ve l'ha riempita di documentazione in formato postscript, testo e html: ce n'è per tutti i gusti. Leggetela!


Quanto pesa il demone http sul vostro sistema? Provate a dare il comando:

$ ps -xl|grep httpd

sul mio sistema ricevo questa risposta:

<tt>  0     0  2766     1   1  0  269  312 116766     S     ?    0:00 httpd </tt>

il server quindi occupa 312 K di ram ed è inattivo nella memoria, in attesa di connessioni, quindi non consuma cicli macchina.
Fantastico!


Ora però viene la parte più impegnativa dell'impresa: usare il server Web per fare qualcosa di più interessante che non sfogliare delle pagine.

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Ubuntu 11.04 Natty Narwhal: rilasciata la roadmap con tutte le releases di sviluppo.

venerdì 27 agosto 2010

Sui nostri computer desktop o notebook abbiamo la versione 10.04 Lucid Lynx di Ubuntu, deve ancora arrivare la versione 10.10 Maverick Meerkat e già Canonical ci ha rilasciato la Release Schedule delle versioni 11.04.

Chi è pratico di Ubuntu avrà già fatto due calcoli rapidi e avrà già inteso che Ubuntu 11.04 sarà rilasciato in aprile 2011, Ubuntu 11.10 in ottobre 2011 e Ubuntu 12.04 nel mese di aprile 2012.

Finalmente sulla wiki di Ubuntu è spuntata quella ufficiale e definitiva (forse non tutti se ne saranno accorti, ma ne era già comparsa una qualche settimana fa, ritirata e rivista a causa della modifica della data di release di Ubuntu 10.10 Maverick Meerkat).

La release Natty Narwhal di Ubuntu, prima di vedere definitivamente la luce, passerà attraverso cinque releases alpha, e sarà definitivamente rilasciata il 28 aprile 2011.

Ecco a voi la timeline completa:

4 Novembre 2010 – Alpha 1
2 Dicembre 2010 – Alpha 2
6 Gennaio 2011 – Alpha 3
3 Febbraio – Alpha 4
3 Marzo – Alpha 5
31 Marzo – Beta21 Aprile – Release Candidate
28 Aprile – Ubuntu 11.04 Natty Narwhal release






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Backuppare i brani preferiti di Amarok 1.4 in Dropbox, con un comando.

martedì 24 agosto 2010

Dropbox dà dipendenza, inutile negarlo. Da quando la uso mi è venuta pian piano la mania di sincronizzare tutti i file di sistema vitali (bashrc, vimrc), un pò perchè uso molte macchine in diversi momenti o luoghi durante la giornata, un pò perchè mi da la sicurezza di avere almeno 3 copie dei miei file più importanti (tante sono le mie macchine). Ed oggi ho aggiunto un tassello al puzzle: la playlist dei miei brani preferiti in Amarok.

Sarà capitato anche a voi… di voler avere una lista backuppata dei vostri brani preferiti. Bene, solitamente quando un brano mi piace, gli assegno 5 stelle su Amarok (uso amarok 1.4, il 2 non mi convince per niente). In questo post vedremo proprio come creare una scorciatoia da terminale per ordinare ad Amarok di salvare in un file .m3u, in una cartella a nostro piacimento, ad esempio… Dropbox! Il gioco sta tutto in dcop, componente sul quale Amarok 1.4 basa molte delle sue funzioni relative alla gestione della musica (dcop è stato sostituito da d-bus in Amarok 2, per una migliore integrazione con KDE4).


La prima cosa da fare è impostare una “playlist veloce” in Amarok, inserendo come condizione da verificare per l’inclusione nella playlist che la valutazione sia massima (o comunque superiore ad una soglia di vostro gradimento). Diamo un nome alla playlist che si possa ricordare, ad esempio “bellissime”.


Possiamo quindi passare ad Amarok, dopo averlo aperto, i seguenti comandi tramite dcop:


1dcop amarok playlistbrowser loadPlaylist bellissime

Permette di caricare la playlist “bellissime” nel player

1dcop amarok playlist saveM3u bellissime.m3u /home/user


Permette di esportare la playlist appena caricata nella propria home, sostituendo ovviamente “user” con il proprio nome utente.


Possiamo quindi provare a concatenare i comandi, in un’unica stringa da aggiungere ai nostri alias di .bashrc, ad esempio:


1dcop amarok playlistbrowser loadPlaylist bellissime && dcop amarok playlist saveM3u bellissime.m3u /home/user && mv /home/user/bellissime.m3u ~/Dropbox/bellissime.m3u


So che si poteva tranquillamente evitare l’ultimo comando, ma ho preferito aggiungere un passaggio per rendere le cose più semplici. Il nostro alias da aggiungere al file ~/.bashrc, quindi sarebbe:


1alias amarok-backup='dcop amarok playlistbrowser loadPlaylist bellissime && dcop amarok playlist saveM3u bellissime.m3u /home/user && mv /home/user/bellissime.m3u ~/Dropbox/bellissime.m3u'


Infine, aggiorniamo il nostro bashrc con


1source ~/.bashrc


Dovremo solamente stare attenti a seguire bene la procedura prima di eseguire il comando “amarok-backup” da terminale, altrimenti potremmo incorrere in un crash (non chiedetemi perchè):

  • aprire amarok
  • cancellare dalla voce “playlist” del menù omonimo le vecchie playlist salvate in home e poi trasferite, altrimenti il nuovo backup non funzionerà
  • dare il comando “amarok-backup” da terminale
  • chiudere amarok


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Ubuntu VM Builder può essere usato anche per creare macchine virtuali personalizzate.

Inizialmente sviluppato per creare la variante JeOS di Ubuntu Server Edition, ubuntu-vm-builder può essere usato per creare macchine virtuali personalizzate.


L'applicazione ubuntu-vm-builder fornisce un metodo per creare velocemente un ambiente di prova pulito, un metodo per automatizzare il processo di installazione della macchina virtuale e, per gli sviluppatori software, la possibilità di integrare la creazione di una macchina virtuale all'interno del processo di generazione di un'applicazione. Se viene usato un mirror locale, il processo di creazione della macchina virtuale può richiedere meno di due minuti dall'inizio alla fine.


Per creare una macchina virtuale personalizzata, digitare:


<i><span><strong class="command">sudo ubuntu-vm-builder kvm hardy --addpkg vim</strong></span></i>

Il comando precedente crea un'immagine KVM aggiungendo il pacchetto vim alla macchina virtuale. L'immagine predefinita della macchina virtuale è KVM, ma sono disponibili anche le opzioni per immagini vmw6, vmserver, vbox e qemuimage.


Aggiungendo l'opzione --adpkg qualsiasi numero di applicazioni può essere incluso nell'immagine, per esempio:


<i><span><strong class="command">sudo ubuntu-vm-builder kvm hardy --addpkg vim --addpkg screen --mem 256</strong></span></i><br />

Notare anche che l'opzione --mem 256 aumenta la memoria della macchina virtuale dal valore predefinito di 128M.


Terminata la creazione dell'immagine viene richiesta la conferma dell'installazione dei pacchetti aggiuntivi. Terminato il processo, viene creata una directory denominata ubuntu-vm-hardy-i386 o ubuntu-vm-hardy-amd64 e al suo interno vi sono l'immagine della macchina virtuale root.qcow2 e uno script shell, usato per avviare la macchina virtuale, denominato in base al tipo di immagine.


Per ulteriori opzioni di personalizzazione, fare riferimento alla pagina man di ubuntu-vm-builder.


Usare ubuntu-vm-builder con libvirt.


La combinazione ubuntu-vm-builder e libvirt fornisce un ottimo ambiente per la creazione e la gestione di macchine virtuali.


Usare l'opzione --libvirt per aggiungere automaticamente la nuova macchina virtuale a un dominio libvirt, per esempio:


<i><span><strong class="command">sudo ubuntu-vm-builder kvm hardy --addpkg vim --mem 256 --libvirt qemu:///system</strong></span></i><br />

Terminato il processo, usare virsh per avviare la macchina virtuale:


<i><span><strong class="command">virsh -c qemu:///system start ubuntu</strong></span></i><br />
Il nome predefinito della macchina virtuale è ubuntu, per cambiarlo usare l'opzione --hostname.


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Ubuntu 11.04 si chiamerà Natty Narwhal, il narvalo che vive nel Mare Artico.

domenica 22 agosto 2010

E' stato reso disponibile, oltre il codename / mascotte della nuova 11.04 Natty Narwhal anche le date dei rilasci.
Mark Shuttleworth, come si legge da un post sul suo blog, si è sbilanciato e finalmente ha rivelato il nuovo codename di Ubuntu 11.04..che da questo momento in poi identificheremo come Natty Narwhal.

Narwal sta per narvàlo, un cetaceo che vive allegramente nel Mare Artico, e che ha una particolare caratteristica: una sorta di zanna che rassomiglia al corno di un unicorno. Ed è proprio questo il motivo per cui Shuttleworth l’ha scelto come mascotte.

Ricordo che le date possono variare in fase di sviluppo quindi non sono conferme certe. Le novità sui rilasci della nuova versione sono 5 versioni alpha (la versione 10.10 ne aveva solo 3) e la versione finale è attesa per il 28 Aprile 2011 (data che potrebbe anche cambiare visto come per la 10.10 che era prevista per fine ottobre mentre poi è stata anticipata al 10 ottobre)

Ecco una panoramica del rilascio di Ubuntu 11.04 Orario Natty Narwhal:

* 4 Novembre Alpha1
* 2 Dicembre Alpha2
* 6 Gennaio Alpha3
* 3 Febbraio Alpha4
* 3 Marzo Alpha5
* 31 Marzo Beta
* 28 Aprile Ubuntu 11.04


Per maggiori informazioni vi consiglio di consultare il Wiki della nuova 11.04 a questa pagina.

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Gnash l’alternativa open source più solida ad Adobe Flash.

sabato 7 agosto 2010

Gnash è un programma sviluppato e mantenuto dal progetto GNU per la creazione di un riproduttore di file in formato Adobe Flash. È utilizzabile anche come plugin per browser web. Si tratta di software libero rilasciato sotto licenza GPL.

Questo programma è al secondo posto, subito dopo GNU PDF, tra i cosiddetti progetti ad alta priorità secondo la Free Software Foundation, progetti che la FSF chiede di supportare in quanto importanti per incrementare l'adozione e l'utilizzo del software libero.

Attualmente supporta solo in parte siti come YouTube, che aggiornano frequentemente il formato dei loro video. Comunque il programma è ancora in versione alfa ed è oggetto di lavori assidui da parte degli sviluppatori.


L'attuale versione del programma proprietario di Adobe per la riproduzione di file Flash permette, recentemente anche su GNU/Linux, di riprodurre file SWF fino alla versione 10.

Gnash, a differenza del player Adobe permette la riproduzione anche su sistemi a 64bit. Supporta anche molte piattaforme (oltre alle normali CPU Intel e AMD) differenti come: MIPS, ARM, PowerPC a 64bit.

Buone notizie anche sul fronte dell’accelerazione hardware per la riproduzione di filmati: una società che in passato si era già occupata dell’implementazione del supporto a VA-API (l’architettura per l’accelerazione video di Intel) in MPlayer ha infatti reso disponibile una patch che ne abilita il supporto per Gnash. Stando ai benchmark della società, Gnash utilizzato in combinazione con VA-API avrebbe prestazioni superiori ad Adobe Flash nella riproduzione di filmati H.264 in formato HD (1080p).

Gnash è disponibile al download sul sito del progetto e nei repository delle principali distribuzioni; la patch per l’accelerazione hardware, invece, può essere utilizzata da possessori di schede Intel o nVidia/AMD (a patto di usare i backend VA-API di Splitted Desktop Systems) ed è disponibile a questo indirizzo.

Ultima versione stabile rilasciata: 0.8.7 del 14/02/2010.


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Gnormalize convertitore audio, encoder, ripper, con editor per i metadati (tag), redattore e lettore di audio cd incorporato.

martedì 3 agosto 2010

Gnormalize è un front-end per wavegain, un convertitore audio, encoder, ripper, con editor per i metadati (tag), redattore e lettore di audio cd incorporato.

Gnormalize è un software per Gnome che, oltre a convertire audio (tra MP3, MP4, MPC, WAV, OGG, APE e FLAC), serve anche a regolare il volume dei file audio per compensare i diversi livelli di registrazione. È inoltre possibile utilizzare Gnormalize per copiare i CD musicali traformando le tracce cda in file mp3, modificare i metadati o le tag e per gestire le canzoni sul computer Linux.

I formati supportati sono:MP3,MP4 (o M4A o ACC),MPC (o MPP o MP +),OGG,APE e FLAC.

Gnormalize decodifica MP3,MP4,MPC (o MPP - MusePack),APE (Monkey's Audio),FLAC e OGG Vorbis file wave,normalizza poi la frequenza con il volume in maniera mirata e ri-codifica il tutto con i valori migliori in automatico. Può anche estrarre da cd audio;codificare i dati audio,convertire il formato audio tra MP3, MP4, MPC, APE, FLAC e OGG,e cambiare la codifica e le proprietà di tag ID3 del file finale normalizzato.

Convertire audio e video in diversi formati è una operazione utile quando si vuole, ad esempio, portare la musica di un cd su un lettore mp3, alzare o abbassare la qualità audio di una musica, oppure si si desidera salvare il contenuto di un dvd sul computer in un file più compresso che occupi meno spazio o, ancora, per vedere un film scaricato dal computer, su un Ipod o su un Playstation Portatile.

Caratteristiche:

    * Conversione da e per:MP3,MP4,MPC,APE,OGG,FLAC e Wave.
    * Supporto encoder per Lame,FAAC,OGGENC,MPPENC,FLAC e MAC encoder.
    * Supporto decoder per:LAME,FAAD,OGGDEC,MPPDEC,FLAC e MAC decoder.
    * Rip di Audio CD utilizzando la modalità:cdparanoia o cdda2wav.
    * Riprodurre Audio CD utilizzando cdcd,audioCD,gnormalize,o cdplay.
    * Modifica ed estrazione dei dati Meta tra cui:artista,titolo,album,traccia,altro.
    * Supporto per la normalizzazione delle tracce Audio Automatica o con sensibilità regolabile.
    * Può normalizzare e/o convertire i file ricorsivamente di una Cartella intera.
    * Include wavegain per normalizzare i file wave e normalizza con algoritmi ReplayGain.
    * Leggi le informazioni CDDB per un CD audio con CDDB_get.

Installazione:

Il programma è disponibile su Getdeb,per coloro che non hanno implementato il Repo alla propria Distro digitare nel Terminale per ottenere la chiave d'autenticazione:

wget -q -O- http://archive.getdeb.net/getdeb-archive.key | sudo apt-key add -

Selezionare poi nel menù Sistema-->Amministrazione-->Sorgenti Software-->Terze Parti-->Aggiungi:

Per Ubuntu 10.04 Lucid Lynx:

deb http://archive.getdeb.net/ubuntu lucid-getdeb apps

Per Ubuntu 9.10 Karmic Koala:

deb http://archive.getdeb.net/ubuntu karmic-getdeb apps

Per installare il Programma digitare:

sudo apt-get update && sudo apt-get install gnormalize

Terminata l'installazione trovate il programma nel menù Applicazioni-->Audio Video-->gnormalize.

Screenshots:






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