La GNU GPL non è sempre accondiscendente; dice di "no" ad alcune delle cose che a volte la gente vuole fare. Alcuni utenti affermano che sia negativo il fatto che la GPL "escluda" alcuni sviluppatori di software proprietario che "hanno bisogno d'essere portati nella comunità del software libero." Ma non siamo noi ad escluderli dalla nostra comunità; sono loro che scelgono di non entrare. Decidere di produrre software proprietario equivale a decidere di starne fuori. Esservi dentro significa cooperare con noi; non possiamo "portarli nella nostra comunità" se non vogliono unirsi a noi. Ciò che possiamo fare è offrire un incentivo ad unirsi a noi. È per far sì che il nostro software già prodotto sia un incentivo che la GNU GPL è stata pensata: "Se renderete il vostro software libero, potete utilizzare questo codice". Di certo in questo modo non si vincerà sempre, ma qualche volta sì. "Richard Stallman"

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Tutto il software per Xfce presente nei repository di Ubuntu 10.10 Maverick Meerkat.

mercoledì 29 settembre 2010

Xfce è un ambiente desktop per vari sistemi Unix-like (come GNU/Linux o FreeBSD) che richiede meno risorse dei più blasonati GNOME e KDE, risultando così un ottimo compromesso tra leggerezza e funzionalità.

Xfce è basato sul toolkit GTK+, ed è composto da numerose applicazioni:

  • xfwm4 (il window manager)
  • xfce4-panel (il caratteristico pannello)
  • xfdesktop (il gestore del desktop)
  • xfce4-session (il gestore delle sessioni)
  • xfprint (il gestore di stampa)

Più diverse librerie ed altri strumenti utili come Thunar (il file manager), Mousepad (l'editor di testo), Orage (il calendario) ecc..


Xfce nelle distribuzioni Linux,

Xfce non è presente di default (come Gnome e KDE) in gran parte delle distribuzioni GNU/Linux . Poche distribuzioni usano Xfce come ambiente predefinito ma quasi tutte le altre lo supportano come componente facoltativo.

Le distribuzioni che usano Xfce come ambiente predefinito sono:

  • Archie
  • BeleniX (OpenSolaris)
  • Debian se selezionato al momento dell'installazione
  • Dreamlinux
  • dyne:bolic
  • FreeSBIE (FreeBSD LiveCD)
  • KateOS
  • Kwort
  • Linux Mint (Xfce Community Edition)
  • Mandriva (Xfce Live CD)
  • SAM Linux
  • Sidux
  • SLAX (Popcorn Edition)
  • VectorLinux (Standard Edition)
  • Wolvix (usa Fluxbox anziché Xfwm)
  • Xfld (Xfce live demo)
  • Zenwalk
  • Parted Magic
  • SaxenOS
  • Xubuntu
  • Fedora Xfce Spin [1]
  • OpenSUSE se selezionato al momento dell'installazione
  • Linpus se selezionato come alternativa all'interfaccia predefinita.

browser-plugin-parole (0.2.0.2-3ubuntu1) [universe]
multimedia plugin for web browsers based on Parole media player
libxfce4util-bin (4.6.2-1ubuntu1) [universe]
tools for libxfce4util
libxfce4util-common (4.6.2-1ubuntu1) [universe]
common files for libxfce4util
parole (0.2.0.2-3ubuntu1) [universe]
media player based on GStreamer framework
parole-dev (0.2.0.2-3ubuntu1) [universe]
development files for Parole media player
remmina-xfce (0.8.0-1) [universe]
Xfce applet for Remmina
shiki-colors-xfwm-theme (4.6-1ubuntu2) [universe]
Xfwm/Xfce4 theme based on the Shiki-Colors Metacity theme
xfce-keyboard-shortcuts (4.6.4-1) [universe]
xfce keyboard shortcuts configuration
xfce4-clipman (2:1.1.3-3) [universe]
clipboard history utility
xfce4-indicator-plugin (0.0.1-2build1) [universe]
plugin to display information from applications in the Xfce4 panel
xfce4-notes (1.7.6-1build1) [universe]
Notes application for the Xfce4 desktop
xfce4-power-manager-data (0.8.5-1ubuntu2) [universe]
power manager for Xfce desktop, arch-indep files
xfce4-power-manager-plugins (0.8.5-1ubuntu2) [universe]
power manager plugins for Xfce panel
xfce4-volumed (0.1.8-1ubuntu1) [universe]
volume keys daemon



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Le schede multiseriali Cyclades: il driver per la gestione della scheda e' parte integrante del kernel Linux.

lunedì 27 settembre 2010

Uno degli usi principali del linux in una azienda e' quello di server, sia esso impiegato come file server (tramite samba o MARS), print server (ad esempio per consentire la stampa in postscript da qualunque stampante) o per gestire un pool di modem (tipico il caso di un Internet Provider).

In quest'ultimo caso si presenta spontaneamente la necessita' di disporre di un numero consistente di porte seriali e di gestire la comunicazione su queste seriali in modo efficiente. La risposta a questo problema viene dalle schede multiseriali, che sono generalmente divise in due categorie: intelligenti e "stupide".

Le schede stupide non solo altro che una raccolta di interfacce seriali (di solito le classiche 16550) su una unica scheda ISA o PCI. Tali schede solitamente sono molto economiche, sono semplici da pilotare (visto che i drivers di gestione sono identici ai drivers delle seriali standard del PC, le famose porte COM) ma presentano il serio inconveniente di non gestire in modo affidabile molte comunicazioni contemporanee ad alta velocita' (115.200 baud, tipico dei modem recenti con compressione).

Per questo motivo quando le linee modem cominciano a diventare molte, spesso la scelta ricade sulle schede intelligenti. Le schede di questo tipo solitamente hanno un processore dedicato che si occupa di gestire e bufferare i vari flussi di informazione per evitare che il processore del server venga sovraccaricato di interrupts e quindi per garantire sia una migliore risposta e un minor carico di CPU.


D'altro canto le schede intelligenti richiedono un driver specifico (che spesso risulta gia' integrato nel kernel) e sono solitamente piu' costose.


Le schede della Cyclades sono tutte schede intelligenti, basate su un processore RISC interno e disponibili in diverse versioni (con connettore RJ12, DB25 o RJ45). Il driver per la gestione della scheda e' parte integrante del kernel Linux, per cui non vengono forniti drivers esterni insieme alla scheda.


La prova e' stata effettuata su una Cyclom 8Yo (connettore DB25), la macchina usata per la prova e' un normalissimo pentium 90 con linux 2.0.6, a cui ho collegato per il periodo della prova 5 modem a 28.8 kbps della zyxel.


Per l'installazione della scheda e' sufficiente disporre di un indirizzo di IRQ libero e cercare un'area di memoria di 8Kbyte disponibile per il trasferimento dei dati.


La scheda arriva preconfigurata in modo corretto per la maggior parte delle configurazioni hardware, solitamente i problemi possono sorgere per un conflitto di IRQ facilmente risolvibile (basta spostare i dip switch della scheda per cercare un altro indirizzo libero). Il supporto per la scheda cyclades deve essere integrato nel kernel - questo significa che in molti casi e' necessario ricompilare il kernel aggiungendo il supporto per la scheda stessa. Al reboot successivo dovrebbe comparire la riga:


Cyclom driver $Revision: 1.1.1.1 $$Date: 2001/08/19 11:23:54 $


e una riga successiva in cui identifica l'IRQ su cui la scheda lavora.

Una importante avvertenza: nei kernel recenti (2.0 e successivi) il formato per la numerazione dei devices (quei files fittizi che si trovano nella directory /dev) e' cambiata; in /usr/src/linux/drivers/char esiste un file chiamato README.cyclomY che contiene le modifiche da effettuare al file MAKEDEV che si trova in /dev e che serve a creare dei devices nuovi.


La modifica puo' essere fatta anche a mano, e' sufficiente andare alle righe 209 e 210 del file MAKEDEV e cambiare le righe


makedev ttyC$i c $major1 `expr 32 + $i` $tty makedev cub$i c $major2 `expr 32 + $i` $dialout con: makedev ttyC$i c $major1 $i $tty makedev cub$i c $major2 $i $dialout


A questo punto e' sufficiente andare nella directory /dev e eseguire il comando:
./MAKEDEV cyclades


e la scheda e' pronta per funzionare.

Per quello che riguarda poi l'utilizzo reale, solitamente si aggiungono alcune righe nel file /etc/inittab in modo da far eseguire una getty (o meglio una mgetty) per ogni linea seriale su cui sia collegato un modem, in modo da consentire il login dei clienti e la loro identificazione, oppure se le seriali vengono utilizzate per gestire delle linee dedicate analogiche si puo' impiegare il programma slattach per consentire l'utilizzo dello SLIP o PPP sulla seriale.


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Digital Audio Processor (DAP) potente software nel campo della produzione audio.

giovedì 23 settembre 2010

Ultimamente vedo passare sempre più frequentemente annunci di software per Linux che promettono grandi cose, così ho cominciato a salvare questi articoli in un file con il proposito di dare un'occhiata al programma recensito non appena ne abbia il tempo.


Uno dei programmi che mi ha incuriosito di più è stato il DAP un Elaboratore Audio Digitale di Richard Kent.


Dopo anni di passione per la grafica e dopo la scoperta di tanti programmi veramente eccezionali come The GIMP o Persistence Of Vision (alias POV), sentivo la mancanza di qualcosa di altrettanto potente nel campo della produzione audio.


Ho scaricato quindi il DAP, l'ho scompattato e ho cominciato a giocarci.

Due note: il DAP ha bisogno delle XForms 0.86 e di permessi di lettura e scrittura sui devices audio: se sembra che il programma non funzioni, controllate i permessi dei devices. Rendeteli leggibili e scrivibili al gruppo audio e aggiungete il vostro login name ai membri di questo gruppo nel file /etc/group.


Se la distribuzione che usate non prevede un gruppo audio, probabilmente conviene che lo creiate voi e che imponiate ai vari /dev/dsp* e /dev/audio* di appartenere al gruppo audio: probabilmente è la soluzione più pulita.


Il primo impatto con il programma è quello di un prodotto molto curato, sia dal punto di vista grafico che da quello delle funzioni: ci sono controlli separati per la riproduzione e la registrazione del suono, c'è un mixer, ci sono controlli per posizionarsi all'interno del campione con la precisione del millesimo di secondo, per creare un range, un loop, per zoomare il campione nella finestra, tutti disponibili come finestre separate la cui apertura e chiusura avviene con un unico click nella finestra principale.


Ovviamente le funzioni di posizionamento e di creazione di un range sono accessibili anche cliccando all'interno della finestra in cui il campione è rappresentato graficamente come forma d'onda.


Una volta registrata, la forma d'onda può essere editata a mano (globalmente o separatamente nei vari canali) o tramite dei sofisticati algoritmi di manipolazione dell'intero campione.


Premendo sul pulsante DSP si apre una finestra in cui è possibile scegliere il tipo di elaborazione da eseguire sul campione. Sono listati quattordici possibili algoritmi, ma di questi solo dodici sono attivi.


Oltre alla scelta dell'algoritmo è possibile variare un numero (abbastanza spaventoso) di parametri. Il sustain e il release sono disponibili in tutti i casi, poi, a seconda dell'algoritmo ci sono una serie di parametri, tutti modificabili tramite dei comodi cursori tridimensionali, la cui quantità varia dai quattro dell'effetto Distortion ai trentuno del Multi Tap Delay.


Ma non finisce qui, anzi siamo solo all'inizio!


Nel menu Edit oltre alle normali funzioni di cut&paste è prevista la possibilità di copiare la clipboard mixandola al campione attuale o al range selezionato.


Sono disponibili funzioni per la manipolazione di un range, o di particolari caratteristiche del campione, come l'ampiezza dell'onda, con funzioni di fade-in, fade-out e bounce (tra le altre, ma molte altre!).


Particolare è la possibilità del resampling del campione e della conversione da mono a stereo e quadro!


Purtroppo non ho due schede audio nella stessa macchina in modo da poter ascoltare in quadrifonia, quindi non posso descrivervi l'effetto (qualcuno può farmi una recensione?).


Chiude l'elenco delle caratteristiche di questo programma la possibilità di usare un linguaggio di macro per automatizzare le operazioni di editing.


Il DAP gestisce solo files AIFF (di origine Apple ][, ma usati anche dalle Silicon), che vengono convertiti egregiamente da e verso qualsiasi altro formato dal sox, presente in tutte le distribuzioni (o almeno nella Debian, Red Hat e Slackware).


Altra particolarità è che prima di poter registrare qualcosa si debba creare un buffer, usando l'opzione New del menu File.


Una nota negativa è la mancanza della documentazione, resa meno grave sia dall'estrema facilità di uso del programma, sia dalla possibilità di leggersi i sorgenti.


Come giudizio globale posso dire che questo programma, sviluppato nell'ambito della tesi di laurea dell'autore, è quanto di meglio abbia visto nel campo dell'audio digitale.


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I widgets per anticipare l'uscita di Ubuntu 10.10 Maverick Meerkat.

martedì 21 settembre 2010

Ecco i widgets per annunciare (o anticipare se preferite) l'uscita della prossima versione di Ubuntu: Maverick Meerkat.

<a href="http://www.ubuntu.com/"><img src="http://www.ubuntu.com/countdown/banner1.png" border="0" width="180" height="150" alt="The next version of Ubuntu is coming soon"></a>

<a href="http://www.ubuntu.com/"><img src="http://www.ubuntu.com/countdown/banner2.png" border="0" width="180" height="150" alt="The next version of Ubuntu is coming soon"></a>

<a href="http://www.ubuntu.com/"><img src="http://www.ubuntu.com/countdown/banner3.png" border="0" width="180" height="150" alt="The next version of Ubuntu is coming soon"></a>


<a href="http://www.ubuntu.com/"><img src="http://www.ubuntu.com/countdown/banner4.png" border="0" width="180" height="150" alt="The next version of Ubuntu is coming soon"></a>

Roadmap.


* 3 Giugno 2010 – Alpha 1
Colin Watson has announced the availability of the first alpha release of Ubuntu 10.10, code name "Maverick Meerkat": "Welcome to Maverick Meerkat Alpha 1, which will in time become Ubuntu 10.10." New features: "The GNOME base platform has been updated to the current 2.31 versions, this includes the new dconf and gsettings API; Evolution was updated to the 2.30 version, which operates much faster compared to the version in Ubuntu 10.04 LTS; KDE was updated to the current 4.5 beta 1 release; Qt was updated to the current 4.7 beta release; Linux kernel 2.6.34." Read the release announcement and release notes for further information and a list of known issues. Download (SHA256): maverick-desktop-i386.iso (672MB, torrent), maverick-desktop-amd64.iso (693MB, torrent). Also released today were initial 10.10 alpha builds for Kubuntu (download), Xubuntu (download) and Ubuntu Studio (download).


* 1 Luglio 2010 – Alpha 2

Ubuntu Martin Pitt has announced the availability of the second alpha release of Ubuntu 10.10 - now with Linux kernel 2.6.35, support for the Btrfs file system and Unity as the default user interface of the project's netbook edition: "Welcome to Maverick Meerkat alpha 2, which will in time become Ubuntu 10.10. New features: updated packages; the GNOME base platform has been updated to the current 2.31 versions, this particularly includes the new dconf and gsettings API; Evolution was updated to the 2.30 version, which operates much faster compared to the version in Ubuntu 10.04 LTS; KDE was updated to the current 4.5 RC 1 release; Qt was updated to the current 4.7 beta release; the new Unity interface is now the default in Ubuntu Netbook Edition; Linux kernel 2.6.35 based on 2.6.35-rc3; new cloud-init features...." See the release announcement and release notes for more details. Download (SHA256): maverick-desktop-i386.iso (687MB, torrent), maverick-desktop-amd64.iso (694MB, torrent). Also released today were the second 10.10 alpha builds for Kubuntu (download, release notes), Xubuntu (download), Ubuntu Studio (download) and Mythbuntu (download).


* 5 Agosto 2010 – Alpha 3

Martin Pitt has announced the availability of the third alpha release of Ubuntu 10.10, code name "Maverick Meerkat": "Welcome to Maverick Meerkat alpha 3, which will in time become Ubuntu 10.10. New features: updated packages; the GNOME base platform updated to the current 2.31 version; the new Unity interface is now the default in Ubuntu Netbook edition; KDE platform was updated to the 4.5 release candidate, the standard web browser is now Rekonq, a KDE browser based on Webkit; Xfce was updated to the current 4.6.2 release, this fixes many of the bugs and updates the programs used in Xubuntu...." See the release announcement and release notes for more details. Download (SHA256): maverick-desktop-i386.iso (683MB, torrent), maverick-desktop-amd64.iso (695MB, torrent). Also released today were the third 10.10 alpha builds for Kubuntu (download, release notes), Xubuntu (download), Edubuntu (download) and Ubuntu Studio (download).


* 2 Settembre 2010 – Beta

Robbie Williamson has announced the availability of the beta release of Ubuntu 10.10, code name "Maverick Meerkat": "The Ubuntu team is pleased to announce the release of Ubuntu 10.10 beta." Some of the interesting new desktop features include: "The GNOME base platform has been updated to the current 2.31 versions. Evolution was updated to the 2.30.2 version, which operates much faster than the version in Ubuntu 10.04 LTS. Shotwell has replaced F-Spot as the default photo manager. Gwibber has been updated to support the recent change in Twitter's authentication system, as well as changing the back-end storage to improve performance. The Sound Indicator has been enhanced to include music player controls. New themes, new icons, and new wallpaper bring a dramatically updated look and feel to Ubuntu." See the release announcement and release notes for more details. Download (SHA256): ubuntu-10.10-beta-desktop-i386.iso (694MB, torrent), ubuntu-10.10-beta-desktop-amd64.iso (695MB, torrent). Also release today were 10.10 beta builds of Kubuntu (download, release notes), Xubuntu (download), Edubuntu (download), Mythbuntu (download) and Ubuntu Studio (download).


* 21 Ottobre 2010 – Release Candidate
* 28 Ottobre 2010 – Rilascio ufficiale di Ubuntu 10.10



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Open CASCADE Technology piattaforma di sviluppo software 3D CAD, CAM, CAE.

domenica 12 settembre 2010

Open CASCADE Technology è una piattaforma di sviluppo software 3D CAD, CAM, CAE, ecc., sviluppata e supportata da OPEN CASCADE S.A.S..


Essa è disponibile sotto la "Open CASCADE Technology Public License" che lo sviluppatore qui specifica "LGPL-like with certain differences". Nonostante questa specificazione, non è incluso nella List_of_FSF_approved_software_licenses (lista di compatibilità con la licenza LGPL), redatta dagli editori della LGPL, la Free Software Foundation.


Ultima versione stabile rilasciata: 6.30.12 (27 gennaio 2010)


È stato oggetto di discussione se questa licenza è compatibile con la Debian Free Software Guidelines (linee guida della Debian Free Software) ed è collocato nella Debian's non-free software section.


Per i puristi Debian è stata rimossa sino alla risoluzione dei problemi di licenza con l'applicazione di specifiche modifiche per l'utilizzo come software libero.


CASCADE è stato sviluppato originariamente negli anni 90 dalla Matra Datavision, creatrice di Euclid, CAD software come infrastruttura sottostante per le sue future versioni Euclid Quantum.


Tuttavia, siccome la Ditta abbandonò lo sviluppo del software per concentrarsi sui servizi, il ramo software fu venduto alla Dassault Systemes, creatrice del concorrente CATIA, nel 1998. Matra Datavision decise di pubblicare la sua infrastruttura software CASCADE sotto un modello Open Source rinominandolo Open CASCADE


Il software è stato da quella data gestito da OPEN CASCADE SAS che è stata acquisita nel 2003 da Principia, una Società francese di Service Provider. Il 3 febbraio 2006 OPEN CASCADE SAS è stata acquistata da Euriware Group, una divisione di AREVA.

Open CASCADE e progetti correlati.

  • Open CASCADE — un ambiente di sviluppo SDK per CAD 3D, CAM, CAE, ...;


Software che usano/interfacciano Open CASCADE

  • PythonOCC — applicazione (GUI ecc.) in Python per OpenCASCADE.
  • HeeksCAD — applicazione CAD scritta da Dan Heeks. La modellazione solida è fornita da Open_CASCADE. Mantenuta da Google Code.
  • HeeksCNC — un add-on per HeeksCAD. Mantenuta da Google Code.

Software basati su Open CASCADE
  • FreeCAD — CAD/CAE OpenSource, basato su Open CASCADE, Qt e Python. Da non confondere con freeCAD, altro programma CAD free.
  • lignumCAD — un applicativo per la progettazione di mobili, basato su OpenCASCADE e Qt. Mantenuto da SourceForge.
  • NaroCAD (sarà) un applicativo completo ed estensibile di modellazione parametrica CAD 3D per Windows. Mantenuto da SourceForge.
  • SolidModeller — un modellatore solido parametrico. Include un disegnatore basato su vincoli parametrici. Mantenuto da SourceForge.

Software CAE basati su Open CASCADE
  • Code Aster — una serie completa di applicativi per la progettazione industriale.
  • Gmsh — una serie completa di applicativi per la progettazione industriale.
  • Elmer FEM solver — una serie completa di applicativi per la progettazione industriale.
  • SALOME — una serie completa di applicativi per la progettazione industriale.



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Cryptkeeper, system tray applet che consente di proteggere i nostri dati da occhi indiscreti su Ubuntu.

venerdì 10 settembre 2010

Quando il PC diventa il deposito per password, numeri di carte di credito, documenti confidenziali e o privati, si sente la necessità di proteggerli da occhi indiscreti o, nel caso di laptop, da possibili furti. Vediamo come difenderci in queste situazioni.

Certo, la password con cui effettuiamo il login nel nostro sistema magari non è a conoscenza di tutti ma staccando, e dunque rubando, il disco rigido è possibile per chiunque entrare in possesso dei contenuti presenti su quest’ultimo.

L’unico modo per proteggere i nostri dati da eventuali sciagure è criptarne il contenuto.

Cryptkeeper è una system tray applet che permette di gestire in modo trasparente file e directory criptate con EncFS. L’installazione prevede prima di tutto l’abilitazione al supporto EncFS:

sudo apt-get install encfs

sudo echo “fuse” >> /etc/modules

A questo punto in caso di errore controllate se nel file /etc/modules sia già presente “fuse”. Se è presente l’errore è normale e dunque potete proseguire.

sudo modprobe fuse

sudo addgroup “tuouser” fuse

Ora potete scaricare e installare il pacchetto .deb di Cryptkeeper.

Dopo essersi assicurati che il nostro utente faccia parte del gruppo fuse è bene riavviare il sistema per permettere l’abilitazione di fuse.

Una volta ripartiti, eseguiamo Cryptkeeper in Application->System Tools:

cryptkeeper - step1

Apparirà la tray icon di cryptkeeper e cliccandoci sopra potrete creare una nuova directory criptata.

cryptkeeper - step2

Posizionatevi nella cartella desiderata e scegliete il nome della cartella criptata. Una volta conclusa questa operazione proseguite scegliendo Forward.

cryptkeeper - step3

Ora scegliete la password con cui EncFS cripterà il contenuto e il gioco è fatto.

cryptkeeper - step4

Ricordatevi, premendo con il tasto destro sulla tray icon e successivamente Preferences, di inserire Nautilus se utilizzate Gnome, konqueror per KDE o thunar per Xfce.

Ora, se cryptkeeper è attivo, potrete lavorare nella cartella criptata senza rendervi conto di nulla, in modo completamente trasparente. L’utente a conoscenza della password di codifica si occuperà poi di criptare e decriptarne il contenuto mentre quando cryptkeeper verrà disabilitato vi verrà nascosta la cartella e sarete impossibilitati dall’accendervi.

Nella malaugurata ipotesi che qualcuno riesca a risalire alle locazioni di memoria ove vengono memorizzati i dati dovrà scontrarsi contro il seguente metodo di encoding:

Filesystem cipher: “ssl/aes”, version 2:1:1
Filename encoding: “nameio/block”, version 3:0:1
Key Size: 256 bits
Block Size: 512 bytes, including 8 byte MAC header



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Configuriamo scanner e stampanti per usargli al meglio con il sistema operativo del pinguino.

Linux associa le varie periferiche al relativi driver mediante l'utilizzo di alcuni files speciali che fungono da interfaccia software. Questi ultimi sono necessari a qualunque sistema operativo e non solo a Linux e garantiscono la comunicazione tra una data periferica ed il nostro kernel.

In pratica, il driver segnala al kernel le caratteristiche del dispositivo che andremmo ad utilizzare: se non disponiamo dei driver per una certa periferica il sistema non sarà in grado di riconoscerla ed utilizzarla.

Il problema delle incompatibilità hardware, di cui si parla spesso quando si fa riferimento a Linux, nasce dal fatto che i produttori di stampanti o scanner (ad esempio) non sviluppano software di controllo per le loro periferiche (driver) per sistemi operativi diversi da Windows.

Quindi gran parte del lavoro viene lasciato, come sempre, alla buona volontà della comunità Open Source, che ovviamente, in caso di assenza assoluta di driver non possono fare molto.

Al momento dell'installazione di una qualsiasi distribuzione Linux, viene installato un server in grado di gestire tutto il processo di stampa. Questa struttura, a prima vista complicata, permette una migliore gestione delle cosiddette “code si stampa”. Per quanto riguarda agli scanner la situazione è praticamente identica a ciò che succede sotto Windows.

Su questo sito viene riportato l'elenco completo ed aggiornato delle stampanti supportate da Linux. Da qui e inoltre possibile scaricare i driver di quei modelli riconosciuti dal sistema operativo ma non integrati nel suo database di supporto.

La HP fornisce dei driver specifici per Linux per tutti i modelli delle sue stampanti. Essi integrano nel sistema operativo tutte le funzioni delle periferiche, allo stesso modo di Windows e con gli stessi programmi grafici per mostrare, per esempio, il livello dell'inchiostro, ecc.

SANE (Scanner Access Now Easy) è un progetto nato per garantire il supporto degli scanner sotto Linux. Sull'home page è riportato l'elenco dei modelli compatibili con il pinguino.


Procedura standard per installare la stampante.

La gestione delle stampanti in Linux è una di quelle cose che generalmente non creano problemi, anche e soprattutto grazie all'elevata maturità dei programmi di riconoscimento e dei driver di stampa. Ovviamente si dovrà accedere al menu Sistema > Amministrazione > Stampa, dopo il quale viene chiesta la password utente per i privilegi di amministrazione.

La finestra che si aprirà è quella della gestione stampanti dove verranno elencate tutte le stampanti installate di cui sarà possibile modificare le impostazioni e controllare i processi di stampa. Installare una nuova stampante risulta particolarmenbte semplice; dopo aver cliccato due volte sull'icona Nuova stampante, apparirà una finestra di configurazione in tre passi per portare a termine l'operazione.


3: Installazione nuova stampante - Passo 1 di 3

In questa prima finestra (il passo 1 di 3) viene chiesto di scegliere il tipo di stampante, se "locale" (cioè direttamente connessa al computer) o "di rete" (disponibile, quindi, tramite un host di rete).

Nel caso di una stampante di rete sarà possibile scegliere tra diverse tipologie di rete in cui una si può trovare una stampante condivisa; generalmente si avrà una "Stampante Windows (SMB)", in cui si dovrà specificare l'host (il nome o l'indirizzo IP della stampante di rete o del computer che la espone), il nome della stampante (o più precisamente il nome della condivisione) e l'eventuale nome utente e password di accesso.

Se si sceglie come tipo di stampante quella locale, invece, verranno presentate due scelte: usare una stampante individuata dal sistema come collegata al computer, oppure specificare la porta del computer (es. la porta parallela o l'usb) alla quale la stampante è collegata. Dopo aver scelto i valori adeguati, cliccate su Avanti.

Al passo 2 di 3 dovrete scegliere il produttore, il modello ed il driver della stampante da voi utilizzata. Una delle particolarità rispetto al passato è che sono presenti decine e decine di driver, quindi la vostra stampante dovrebbe essere tra quelle disponibili nella lista.

5 - Installazione nuova stampante - Passo 3 di 3

All'ultimo passo dovrete, invece, specificare il nome con il quale volete venga identificata la vostra stampante e poi fornire l'eventuale descrizione e posizione. Se non ci sono stati intoppi, alla fine la vostra stampante comparirà nella lista di quelle disponibili. Se volete potete modificare le caratteristiche della stampante cliccando con il tasto destro e scegliendo la voce Proprietà; altrimenti potete accedere alla coda dei lavori in stampa selezionando la voce Lavori.

Ogni volta che effettuerete una stampa comparirà un'icona sulla barra (analogamente a Windows), dalla quale potete controllare i lavori in stampa ed, eventualmente, modificare le proprietà della stampante.


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Scrapbook plugin di Firefox per catturare pagine web.

martedì 7 settembre 2010

ScrapBook consente di scaricare interi siti web, o parte di essi, sul proprio HD, catalogarli e per poterli visualizzare e modificare offline.

Molto utile per chi non sempre può contare sulla connessione ad Internet con il proprio notebook ma ha necessità di consultare un contenuto disponibile online.

Sul sito del plugin è disponibile un utile tutorial, in lingua inglese, molto ben fatto.

Le features principali sono:

Cattura di Pagine Web.

Si può salvare una pagina web cliccando con il tasto destro del mouse e scegliendo la voce “Cattura Pagina con nome….”

In alternativa, è sufficiente trascinare la favicon presente nella barra degli indirizzi (o nel browser tab) all’interno della sidebar di ScrapBook


Catturare una parte di una pagina Web

Dopo aver selezionato la parte della pagina web che interessa, è possibile salvarla sia cliccando con il tasto destro del mouse e scegliendo l’opzione “Cattura Selezione” che trascinando la parte interessata nella sidebar di ScrapBook.

E’ possibile anche stabilire quali contenuti ed oggetti salvare del sito o della pagina web che ci interessa, oltre che impostare la profondita con la quale devono essere seguiti i link e salvate le pagine puntate dai link stessi.

Sono inoltre disponibili funzioni per l’editig delle pagine catturate, la loro organizzazione, il merge di più pagine in un’unica pagina, ecc.


Inoltre, Scrapbook può essere esteso (!) tramite alcuni add-on che ne amplificano la versatilità.


Per un elenco completo delle funzioni e degli add-on disponibili, invito a visitare il sito web.



Storia.

Dal dizionario di inglese: “SCRAP-BOOK = album contenente poesie, vignette, pensieri, ritagliati da libri e giornali”.

Gli scrap-books, però, sono molto più antichi, nel 1826 il volume “ Manuscript Gleamings and Literary Scrapbook” di John Poole parlava di come raccogliere in modo creativo ritagli, frasi, poesie ed altri “memorabilia” e pare che la “febbre” per il collezionismo di ritagli e ricordi sia partita proprio da qui.


Dalla frenesia alla realizzazione e commercializzazione del primo vero album destinato allo scrapbooking, avvenuta nel 1836, il passo è stato breve.


Gli americani hanno avuto il grande merito di aver reso lo scrapbooking così popolare ma non di averlo inventato; nacque in Germania e venne esportato nell’Inghilterra vittoriana tanto che anche la regina Vittoria aveva uno scrapbook personale esposto nel palazzo reale.


Con l’invenzione della fotografia, nel 1880, e soprattutto con l’invenzione della Kodak l’arte dello scrapbooking subì una rivoluzione ed all’interno degli album cominciarono ad apparire le fotografie, gli abbellimenti e tutte le cose che vi si trovano oggi insieme alla cosa più importante: i ricordi.


In Italia siamo “fanalino di coda” in molte cose e lo scrapbooking non fa eccezione!


E’ di qualche anno fa il primo libro italiano di “scrap”, scritto da una pioniera dell’hobbistica italiana, Patrizia Nave, che l’aveva scoperto per caso durante un viaggio negli States.


Negli anni ’90 il successo non fu eclatante purtroppo.


Io l’ho scoperto attraverso la rete e, solo dopo, ho comprato il libro edito dalla Fabbri che anche se encomiabile è ancora molto indietro rispetto alle pubblicazioni d’oltreoceano. Le riviste ed i libri sullo scrapbooking che si trovano negli Stati Uniti sono moltissimi e molto curati.


Dopo questo lungo cappello introduttivo non so se sia chiaro cos’è realmente lo scrapbooking e, credo, che l’unico modo per essere sicuri sia vederlo.


Gli elementi per costruire una pagina scrap sono moltissimi: quilling, lacé, ricamo, ecc.


Aggiornamenti:

Ultima versione stabile rilasciata: 1.3.7 (26/03/2010)

per Firefox 3.0 - 3.6.*



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Lo Sticky bit è un permesso speciale, il quale comportamento è diverso per i file eseguibili e le directory.

sabato 4 settembre 2010

Nei sistemi operativi Unix e Unix-like, ed in generale nei sistemi POSIX, lo sticky bit è un permesso speciale che può essere associato ad un file (tipicamente ai file eseguibili) o ad una directory.


Storia.

Lo sticky bit venne introdotto nella quinta edizione di UNIX, nel 1974, per essere usato solo su file eseguibili. Se impostato, esso forzava il sistema operativo a mantenere nello spazio di swap l'immagine del programma anche dopo che il processo relativo era terminato.


Questo comportamento velocizzava le esecuzioni successive, in quanto lo spazio di swap era gestito come un file contiguo, e quindi più rapido da rileggere rispetto ai file eseguibili, che potevano essere memorizzati in maniera frammentata all'interno del file system.


I programmi avviati frequentemente, come gli editor di testo, ne guadagnavano molto in velocità d'avvio. Tra i problemi causati dall'uso dello sticky bit vi era quello della sostituzione del file eseguibile originale: per poterlo fare bisognava innanzitutto rimuovere lo sticky bit dal file eseguibile, quindi eseguire il programma e poi uscirne al fine di pulire la cache, per poi sostituire il file eseguibile ed infine ripristinare lo sticky bit.


La velocità guadagnata in esecuzioni ripetute andò persa quando Unix venne portato sui sistemi hardware con il supporto per l'accesso diretto alla memoria (Direct Memory Access) da parte dei dispositivi di memoria di massa, ed anche su quelli che sostituivano il sistema di swapping con il paging. Nonostante ciò, lo sticky bit restò operativo in molte varianti della Versione 5 (in particolare sui sistemi Solaris e su HP-UX).


La release 4.4 Lite del BSD mantenne il supporto allo sticky bit sul proprio sistema, per poi eliminarlo nella versione OpenBSD (dalla release 3.7) e FreeBSD (dalla release 2.2.1); rimane in NetBSD. Nessuna versione di Linux ha mai supportato il comportamento tradizionale per i file eseguibili.


Uso.

Al giorno d'oggi lo sticky bit viene comunemente usato per le directory destinate a contenere file temporanei di più utenti: se impostato su una directory esso indica che i file e subdirectory in essa contenuti possono essere cancellati o rinominati solo dal proprietario, o dal proprietario della directory che lo contiene o dall'utente root, anche se si dispongono di tutti gli altri permessi di scrittura necessari.


Questo permesso viene spesso impostato sulle directory /tmp e /var/tmp per evitare che utenti ordinari cancellino o spostino i file temporanei appartenenti agli altri utenti, pur consentendo a chiunque di creare nuovi file e directory. Questo comportamento venne introdotto nel 4.3BSD (1986) ed è tuttora presente in molti sistemi Unix.


Su Solaris, a partire da SunOS 2.5, lo sticky bit può essere impostato dall'amministratore (root) su file non eseguibili per indicare al kernel di non mantenere in cache i dati di tali file. L'uso è tipico con i file di swap, per evitare che le operazioni di accesso a tali file finiscano con l'occupare la cache a scapito di altri dati più importanti. Questo comportamento viene occasionalmente sfruttato anche per effettuare dei test che misurano le prestazioni del sistema (benchmark).


Esempi.

Lo sticky bit può essere impostato tramite il comando chmod, specificandolo tramite la sua rappresentazione ottale 1000 o tramite la rappresentazione simbolica t (s è già usato per il permesso setuid).

Ad esempio, per impostarlo sulla directory /usr/local/tmp si può usare il comando

 # chmod +t /usr/local/tmp

Per assicurarsi che la directory abbia anche gli altri permessi standard delle directory condivise per file temporanei si può usare

 # chmod 1777 /usr/local/tmp

Nella notazione simbolica dei permessi, la presenza dello sticky bit è segnalata dalla lettera t all'ultimo posto (quello altrimenti usato per indicare il permesso di esecuzione per la classe altri). Ad esempio, su Solaris 8, la directory /tmp, che normalmente ha lo sticky bit attivato, viene mostrata così:

 $ ls -ld /tmp  drwxrwxrwt   4 root     sys          485 Nov 10 06:01 /tmp

In caso di file o directory privi del permesso di esecuzione per la classe altri, viene invece usata la lettera T maiuscola, ad esempio:

# ls -l test
-rw-r--r-- 1 root other 0 Nov 10 12:57 test

# chmod +t test; ls -l test
-rw-r--r-T 1 root other 0 Nov 10 12:57 test

Conclusione:

Lo Sticky bit è un permesso speciale, il quale comportamento è diverso per i file eseguibili e le directory.

Corrisponde alla lettera t(rappresentazione simbolica) o 1000 (rappresentazione ottale).

Se i permessi di esecuzione non sono impostati è la lettera T che corrisponde.
  • I file eseguibili - il programma rimane in memoria per la ulteriore esecuzione
  • Le directory - se lo sticky bit è impostato su una directory, solo il proprietario può cancellare i file (è il caso delle directory /tmp e /var/tmp sotto GNU/Linux)



fonte: Wikipedia


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