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Re Ubuntu: i 10 articoli più letti nel mese di Marzo 2014.

Ubuntu non deve tagliar fuori intere generazioni di macchine con Unity.
Unity è l'ambiente desktop predefinito e purtroppo si basa ancora su Compiz, software non più sviluppato. Compiz è un compositing window manager per X Window System. Si tratta in sostanza di un software che gestisce sia l'estetica e il piazzamento delle finestre delle applicazioni sia una serie di effetti che possono essere applicati a tali finestre (a partire da semplici effetti di
Gnu Compiler Collection (GCC) è una collezione di compilatori  per scrivere programmi in C, C + +, Java, Objective-C, Fortran, Ada, Assembler e Go.
Gnu Compiler Collection (GCC) è una collezione di compilatori e fornisce un'interfaccia uniforme per scrivere programmi in C, C + +, Java, Objective-C, Fortran, Ada, Assembler e Go (a partire da Ubuntu 11.10).  Il significato originario di GCC era GNU C Compiler, ma da allora poiché sono stati aggiunti altri linguaggi e il suo significato è stato cambiato in Gnu Compiler

Cowsay programma per generare l'immagine ASCII di una mucca con un messaggio.

Cowsay è un programma che genera l'immagine ASCII di una mucca con un messaggio.

Può anche generare immagini utilizzando immagini di altri animali.

Esiste anche un programma analogo chiamato cowthink, con le mucche con i balloon per i testi pensati al posto di quelli per i testi pronunciati.

Per installare cowsay e fortune basta digitare:


# apt-get install cowsay fortunes fortunes-it fortunes-it-off fortunes-bofh-excuses fortunes-debian-hints

Il comando precedente installerà, oltre a cowsay e fortune, anche le battute italiane (fortunes-it), le battute un po' più volgari (fortunes-it-off) e le spettacolari scuse dei Bastard Operators From Hell, cioè i sysadmin particolarmente sadici, nonché un insieme di consigli e suggerimenti sull'uso di Debian.  

Configurazione.

Per essere accolti dalla nostra mucca parlante dobbiamo solo modificare il file .bashrc contenuto nella nostra home: 

$ nano .bashrc


_
 < Tipico output di cowsay! >
  -------------------------- 
         \   ^__^
          \  (oo)\_______
             (__)\       )\/\
                 ||----w |
                 ||     ||
 
 
Esistono files .cow per cowsay, in grado di produrre diverse varianti di "mucche", con diversi tipi di "occhi", e così via[2]. A volte cowsay è usato su IRC, per screenshot del desktop e in documentazione di software.

È più o meno uno scherzo all'interno della cultura hacker, ma esiste da abbastanza a lungo ed il suo uso è ormai molto diffuso anche fuori da tale cultura. Nel 2007 è stato anche il pacchetto Debian del giorno[3].

Cowsay è scritto nel linguaggio di programmazione Perl, ed è facilmente adattabile alle varie attività di un sistema Unix, come per comunicare agli utenti che le loro home directory sono piene, che hanno di nuova posta, ecc. Inoltre, cowsay è adattabile alle Common Gateway Interface.

Esempio:

Il comando Unix fortune può essere rediretto nel comando cowsay:

baldur@baldur-desktop:~$ fortune | cowsay
 ________________________________________
/ You have Egyptian flu: you're going to \
\ be a mummy.                            /
 ----------------------------------------
        \   ^__^
         \  (oo)\_______
            (__)\       )\/\
                ||----w |
                ||     ||
 
 
E utilizzando il parametro -f seguito da tux, si può scambiare la mucca con Tux, la mascotte di Linux:

baldur@baldur-desktop:~$ fortune | cowsay -f tux
 _________________________________________
/ You are only young once, but you can    \
\ stay immature indefinitely.             /
 -----------------------------------------
   \
    \
        .--.
       |o_o |
       |:_/ |
      //   \ \
     (|     | )
    /'\_   _/`\
    \___)=(___/


 Parametri.

Parametro Risultato
-n Disabilita l'a capo automatico, permettendo alla mucca di parlare FIGlet o per visualizzare altri messaggi ASCII art incorporati. Larghezza in colonne diventa quella della linea più lunga, ignorando ogni valore di -W
-W Specifica la larghezza del fumetto, in colonne, vale a dire i caratteri di un font a spaziatura fissa. Il valore predefinito è 40.

-b "Modalità Borg", utilizza == al posto di oo per gli occhi della mucca.
-d "Dead", utilizza XX.
-g "Greedy", usa $$.
-p “Paranoid”, usa @@.
-s “Stoned”, usa ** per rappresentare gli occhi iniettati di sangue, oltre a una U discendente per rappresentare una lingua estrusa.
-t “Tired”, usa --.
-w “Wired”, usa OO.
-y “Youthful”, usa .. per rappresentare occhi più piccoli.

-e eye_string Specifica manualmente l'occhio della mucca-tipo, ad esempio cowsay -e ^^ (vedi emoticon in stile orientale).
-T tongue_string Specifica manualmente la forma della lingua della mucca, ad esempio cowsay -T \(\) per un paio di parentesi.
-f cowfile Specifica un file .cow da cui caricare l'ASCII art alternativo. Accetta percorsi di file sia assoluti che relativi alla variabile d'ambiente COWPATH.
-l Elenca i nomi di mucca disponibili nella directory COWPATH invece di visualizzare una citazione.




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Lo Sticky bit è un permesso speciale, il quale comportamento è diverso per i file eseguibili e le directory.

Nei sistemi operativi Unix e Unix-like, ed in generale nei sistemi POSIX, lo sticky bit è un permesso speciale che può essere associato ad un file (tipicamente ai file eseguibili) o ad una directory.


Storia.

Lo sticky bit venne introdotto nella quinta edizione di UNIX, nel 1974, per essere usato solo su file eseguibili. Se impostato, esso forzava il sistema operativo a mantenere nello spazio di swap l'immagine del programma anche dopo che il processo relativo era terminato.


Questo comportamento velocizzava le esecuzioni successive, in quanto lo spazio di swap era gestito come un file contiguo, e quindi più rapido da rileggere rispetto ai file eseguibili, che potevano essere memorizzati in maniera frammentata all'interno del file system.


I programmi avviati frequentemente, come gli editor di testo, ne guadagnavano molto in velocità d'avvio. Tra i problemi causati dall'uso dello sticky bit vi era quello della sostituzione del file eseguibile originale: per poterlo fare bisognava innanzitutto rimuovere lo sticky bit dal file eseguibile, quindi eseguire il programma e poi uscirne al fine di pulire la cache, per poi sostituire il file eseguibile ed infine ripristinare lo sticky bit.


La velocità guadagnata in esecuzioni ripetute andò persa quando Unix venne portato sui sistemi hardware con il supporto per l'accesso diretto alla memoria (Direct Memory Access) da parte dei dispositivi di memoria di massa, ed anche su quelli che sostituivano il sistema di swapping con il paging. Nonostante ciò, lo sticky bit restò operativo in molte varianti della Versione 5 (in particolare sui sistemi Solaris e su HP-UX).


La release 4.4 Lite del BSD mantenne il supporto allo sticky bit sul proprio sistema, per poi eliminarlo nella versione OpenBSD (dalla release 3.7) e FreeBSD (dalla release 2.2.1); rimane in NetBSD. Nessuna versione di Linux ha mai supportato il comportamento tradizionale per i file eseguibili.


Uso.

Al giorno d'oggi lo sticky bit viene comunemente usato per le directory destinate a contenere file temporanei di più utenti: se impostato su una directory esso indica che i file e subdirectory in essa contenuti possono essere cancellati o rinominati solo dal proprietario, o dal proprietario della directory che lo contiene o dall'utente root, anche se si dispongono di tutti gli altri permessi di scrittura necessari.


Questo permesso viene spesso impostato sulle directory /tmp e /var/tmp per evitare che utenti ordinari cancellino o spostino i file temporanei appartenenti agli altri utenti, pur consentendo a chiunque di creare nuovi file e directory. Questo comportamento venne introdotto nel 4.3BSD (1986) ed è tuttora presente in molti sistemi Unix.


Su Solaris, a partire da SunOS 2.5, lo sticky bit può essere impostato dall'amministratore (root) su file non eseguibili per indicare al kernel di non mantenere in cache i dati di tali file. L'uso è tipico con i file di swap, per evitare che le operazioni di accesso a tali file finiscano con l'occupare la cache a scapito di altri dati più importanti. Questo comportamento viene occasionalmente sfruttato anche per effettuare dei test che misurano le prestazioni del sistema (benchmark).


Esempi.

Lo sticky bit può essere impostato tramite il comando chmod, specificandolo tramite la sua rappresentazione ottale 1000 o tramite la rappresentazione simbolica t (s è già usato per il permesso setuid).

Ad esempio, per impostarlo sulla directory /usr/local/tmp si può usare il comando

 # chmod +t /usr/local/tmp

Per assicurarsi che la directory abbia anche gli altri permessi standard delle directory condivise per file temporanei si può usare

 # chmod 1777 /usr/local/tmp

Nella notazione simbolica dei permessi, la presenza dello sticky bit è segnalata dalla lettera t all'ultimo posto (quello altrimenti usato per indicare il permesso di esecuzione per la classe altri). Ad esempio, su Solaris 8, la directory /tmp, che normalmente ha lo sticky bit attivato, viene mostrata così:

 $ ls -ld /tmp  drwxrwxrwt   4 root     sys          485 Nov 10 06:01 /tmp

In caso di file o directory privi del permesso di esecuzione per la classe altri, viene invece usata la lettera T maiuscola, ad esempio:

# ls -l test
-rw-r--r-- 1 root other 0 Nov 10 12:57 test

# chmod +t test; ls -l test
-rw-r--r-T 1 root other 0 Nov 10 12:57 test

Conclusione:

Lo Sticky bit è un permesso speciale, il quale comportamento è diverso per i file eseguibili e le directory.

Corrisponde alla lettera t(rappresentazione simbolica) o 1000 (rappresentazione ottale).

Se i permessi di esecuzione non sono impostati è la lettera T che corrisponde.
  • I file eseguibili - il programma rimane in memoria per la ulteriore esecuzione
  • Le directory - se lo sticky bit è impostato su una directory, solo il proprietario può cancellare i file (è il caso delle directory /tmp e /var/tmp sotto GNU/Linux)



fonte: Wikipedia


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Unix anni 60, agli albori della scienza dei computer

Negli anni ’60, agli albori della Scienza dei Computer (Computer Science) i calcolatori non parlavano tra loro.

Spesso i calcolatori di uno stesso produttore avevano bisogno di interpreti per condividere informazioni ed è inutile prendere in considerazione computer di produttori differenti. Sono passati molti anni e in estrema sintesi verranno illustrati nella pagine che seguono.

Da Multics a Unix

Nel 1965, nei laboratori della Bell, una divisione AT&T, veniva aperto un progetto chiamato Multics (Multiplexed Information and Computing Service) che vedeva la collaborazione di General Electric e del MIT1 per trovare una soluzione capace di gestire centraline telefoniche, sistemi di calcolo multiutente con costi ridotti.
Nonostante le buone intenzioni, problemi di budget decretarono la fine del progetto ma questo non fermò Ken Thompson e Dennis Ritchie che in seguito all’esperienze fatte precedentemente continuarono a lavorare su un progetto loro con i relativi ed evidenti problemi correlati come la necessità di trovare un calcolatore per lavorare. Venne preparato un piano di sponsorizzazioni ma questo fu rifiutato e le voci di corridoio dicono che Bill Baker, il vice-presidente dei Bell Labs, esclamò:

“Bell Labs just doesn’t do business this way!”

Era un progetto molto vago sotto l’aspetto economico e non fu abbastanza convincente per ricevere i fondi necessari, là dove era già stata decretata la fine di Multics in precedenza. Ritchie e Thompson non si persero d’animo, prepararono un prospetto del sistema operativo e lo distribuirono tramite l’ufficio stampa dei Bell Labs ad un ampio numero di ricercatori. Questo scatto ebbe i suoi frutti e venne trovato un piccolo e usato PDP-7 da utilizzare per la sperimentazione e lo sviluppo del progetto.

L’estate del ’69 fu interamente dedicata a realizzare una bozza significativa per iniziare i lavori
del progetto.

Nel 1970 fu battezzato Unix da Brian Kernighan come gioco di parole con Multics e fu sottoposto un prospetto a due responsabili dei dipartimenti di ricerca per l’acquisto di un PDP-11; Doug
McIlroy e Lee McMahon furono di fondamentale importanza e una volta trovati i fondi necessari fu possibile acquistare il calcolatore per il progetto.

Il porting di Unix dal PDP-7 al PDP-11 venne fatto tramite due terminali Teletype 33 (immagine ??) e rapidamente attrasse a sè credibilità nei confronti degli altri dipartimenti di ricerca. Sulla spinta del successo fu ulteriormente proposto di acquistare un nuovo sistema PDP-11/45 e quest’ultima proposta non ebbe problemi a concretizzarsi.
In origine tutto il sistema operativo era scritto in linguaggio assembly. Era necessario trovare
una soluzione per rendere questo iniziale sistema operativo portabile su altri calcolatori in maniera semplice. Ken Thompson inventò invece un linguaggio chiamato B, che fu in uenzato da un altro linguaggio chiamato BCPL2 . Nel 1971 cominciò il lavoro al linguaggio che sarebbe diventato il C, un passo evolutivo che svincolava il linguaggio dal precedente calcolatore utilizzato per lo sviluppo.
c


Nel 1973 il kernel di Unix fu riscritto in C e poteva funzionare su dieci macchine. Nell’ottobre del
1973, Thompson e Ritchie presentarono un paper al Symposium for Operating System Principles e l’interesse per il sistema esplose. All’epoca, la AT&T era indagata per comportamenti monopolistici e le fu ordinato di rimanere fuori dall’industria dei computer; i suoi legali decisero che sarebbe stato giusto permettere alle università di disporre del sistema operativo alle condizioni dettate dalla stessa compagnia che in buona parte si sintetizzavano nella totale assenza di assistenza tecnica.

Ciò costrinse gli utenti a riunirsi per potersi prestare assistenza reciprocamente, rinforzando i valori che all’inizio avevano portato alla creazione del sistema. Ma una tradizione di condivisione non avrebbe impedito che nella comunità degli utenti si formassero profonde divisioni - e due delle prime, a quel tempo stavano proprio per nascere. Nel 1975 Ken Thompson ritornò all’Università della California a Berkeley, e portò Unix con sé.

Là due dottorandi, Chuck Haley e Bill Joy, fecero il porting del sistema Pascal, al quale Thompson aveva lavorato, ad uno stato in cui poteva essere utilizzato, e crearono l’editor di testi vi. Nacque così la Berkeley System Distribution di Unix o più semplicemente BSD Unix, una soluzione che veniva distribuita su nastro su richiesta. Le stesse intenzioni erano ben lontane dagli scopi commerciali; la diffusione di BSD Unix, come affermò Joy, era un modo per
ampliare la base degli utenti e avere maggior feedback e così fu.

Nel corso degli anni BSD Unix venne continuamente migliorato e ampliato. La “Second Berke-
ley Software Distribution” (2BSD) era pronta nel 1978 e a questa susseguì una nuova versione nel dicembre 1979, la 3BSD. Quest’ultima venne particolarmente apprezzata all’interno degli ambienti scientifici e universitari. Grazie a Bob Fabry viene ricevuto un ingente finanziamento dal progetto DARPA (Defense Advanced Research Project Agency) volto a migliorare e sviluppare le funzionalità di rete del sistema operativo. Nel 1980 vengono rilasciate le distribuzioni 4BSD e 4.1BSD, il primo sostanzioso passo nel ramo networking su TCP/IP.
Nella metà degli Anni Settanta Unix stava crescendo rapidamente, ma veniva spesso sottovalu-
tato in rapporto a soluzioni presenti. Nel 1978 la DEC mise in commercio VAX, che era il uccessore del PDP-11, la culla di Unix. Questi calcolatori si diffusero rapidamente e il loro sistema operativo proprietario, il VMS, fu largamente sostituito da Unix, specialmente dopo l’uscita del BSD 4.2 nel 1982. AT&T nel 1984 fondò la propria divisione computer e vennero delineati alcuni prodotti da offrire sul mercato, tra questi Unix System V che girava su calcolatori 3B della stessa compagnia.

Nello stesso anno Bill Joy lasciò l’università e fondò la Sun Microsystems, compagnia che produ-
ceva calcolatori con incluso BSD Unix e il supporto per TCP/IP. Fu una scelta strategica quella di
allegare il software al proprio hardware senza costi aggiuntivi. Il mercato aveva alta profittabilità
e rapidamente accorsero nuovi concorrenti come Convex, Multi ow, Masscomp, Silicon Graphics,
Pyramid, Stardent e NeXT. Era l’epoca dei killer micros, come furono chiamati, soluzioni ardware
più veloci e meno costose dei minicomputer e corredate da sistemi Unix e Unix-like.

I produttori di workstation distrussero il mercato dei minicomputer e poi cominciarono a farsi guerra tra loro.

Unix si era spostato al centro dell’attenzione seppure ogni produttore offrisse la propria versione
del sistema operativo. Alcune di queste erano basate sullo stile che si era sviluppato intorno al BSD, mentre altre si richiamavano all’USG System V Release 4 (SVR4) della AT&T.

La “Networking Release 1”
Le varie generazioni di Unix si susseguirono fino al 1989, anno di nascita della “Network Release
1”, una versione di Unix caratterizzata dalla totale libertà di utilizzo del codice sorgente, cosa che
precedentemente era vincolata da una particolare licenza AT&T. Avvenne un cambiamento rilevante e le spinte motrici furono motivazioni di carattere economico (costi aggiuntivi) e la libera fruizione di codice sorgente. La somma di denaro da versare ad AT&T per ottenere la licenza di accesso al codice sorgente non era particolarmente rilevante ma coincise con l’accattivante soluzione proposta dall’Università di Berkeley.

In pochissimi mesi, un esercito di programmatori sostituì ogni applicazione software che potesse
essere ricondotta ad AT&T; anche il kernel non fu da meno ma a causa di motivazioni tecniche e
legali non fu possibile eliminare determinate porzioni di codice. Ogni vincolo venne superato con
la “Network Release 2” del 1991. Nell’anno successivo, Bill Jolitz annuncia la nascita di 386/BSD,
versione di BSD Unix scritta per microprocessori Intel 80386, il trampolino di lancio per il NetBSD Group, una task force intenta a migliorare le soluzioni per l’installazione/diffusione lato “utente”.

Il 1992 segna inoltre il passaggio di mano degli Unix System Laboratories da AT&T a Novell, la
quale compie a sua volta un passaggio nel 1995 in favore di SCO (Santa Cruz Operation).
Non si può negare la vita travagliata del sistema operativo ma nonostante questo ha affascinato
e continua ad affascinare una larghissima schiera di utenti e molto spesso stupire per caratteristiche che il futuro decreterà essenziali nel settore informatico contemporaneo.
Free Software Foundation Nel 1983 Richard M. Stallman fondò il progetto GNU e la Free Software Foundation, il cui scopo era produrre un sistema Unix-compatibile completamente gratuito e liberamente distribuibile.

Tuttavia, il metodo di questo gruppo era cominciare con le utilities - editor di testo, compilatori, e tutto il resto - lavorando in direzione di un kernel completamente nuovo. Malgrado non si sia ancora realizzato il progetto a livello del kernel3 il software prodotto da GNU era di una tale qualità che gli amministratori di sistema spesso sostituirono i programmi originali delle loro distribuzioni di Unix con le versioni GNU. Malgrado questo le compagnie preferirono curare i loro interessi giocando probabilmente contro questa filosofia di libero scambio del codice senza limitazioni.
F.A.Q.
Domanda: “C’è differenza tra Unix e UNIX, scritto con lettere maiuscole?” Con Unix in-
dichiamo l’insieme di tutti i sistemi di questo tipo. UNIX è un marchio registrato che indica la
realizzazione di Unix creata da USL (Unix System Laboratories) della Novell.

Domanda: “Che importanza ha avuto il sistema operativo Unix nello sviluppo della rete In-
ternet?” Esiste un rapporto sinergico tra Unix e Internet. Se da un lato il sistema operativo ha
trovato ampiamente sviluppo in rete, Internet e le tecnologie relative hanno trovato la propria culla nel sistema operativo in questione. L’esempio del Domain Name System è rappresentativo. L’organizzazione delle informazioni è gerarchicamente molto simile alla struttura ad albero del file system Unix.

Domanda: “Unix è ancora un privilegio per pochi? Serve necessariamente un calcolatore molto potente per utilizzare questo sistema operativo?” Esistono versioni commerciali e “free”, nel concetto Open Sources. Le versioni commerciali genericamente sono sviluppate per particolari piattaforme hardware e ottimizzate per sfruttare le caratteristiche di quest’ultime. Le versioni “free” grazie alla loro natura “aperta” si evolvono rapidamente offrendo il supporto per un
ampio insieme di periferiche e molte caratteristiche tecniche tipiche delle versioni commerciali. Tra i sistemi “free” possiamo ricordare GNU/Hurd e GNU/Linux: entrambi hanno un ampio supporto di periferiche e offrono prestazioni molto buone sui computer comunemente in vendita sul mercato.

Il progetto HURD rappresenta il sogno di GNU ma questo kernel è ancora in fase ampiamente sperimentale ai giorni nostri. Per maggiori informazioni in merito è possibile leggere informazioni online su http://www.gnu.ai.mit.edu/software/hurd/.


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g4u, Ghost for Unix per clonare il nostro hard disk su altri PC attraverso un server FTP.

Software estremamente compatto che consente di effettuare una copia (“clone”) di tutto il contenuto di un disco fisso su un altro hard disk. Permette anche di creare un'immagine completa del materiale memorizzato su un'intera unità disco o su singole partizioni salvandola su un server FTP (attivo, per esempio, all'interno della LAN).

L'utilizzo di G4U è consigliato agli utenti più smaliziati dato che non integra alcuna interfaccia grafica ma il suo funzionamento si basa unicamente sull'uso della riga di comando.


G4U è indipendente dal sistema operativo installato: la sua immagine ISO dovrà essere masterizzata su supporto CD ROM quindi si dovrà provvedere a riavviare il personal computer assicurandosi che il boot avvenga da unità CD. Al primo avvio, G4U mostra un sunto dei comandi utilizzabili, insieme con la relativa sintassi.

Ghost for Unix è costituito da tre floppy e/o da un CD di boot e serve espressamente per clonare il nostro hard disk su altri PC attraverso un server FTP.

Download:
I requisiti per poter effettuare il download sono quelli di possedere tre floppy disk vuoti e/o un CD-R e/o un CD-RW. L'immagine dei floppy la trovate in forma compressa all'indirizzo copia compressa oppure potete trovare i tre floppy agli indirizzi floppy 1 , floppy 2 , floppy 3 , mentre per quanto riguarda l'immagine del CD la potete trovare agli indirizzi Copia compressa, Immagine ISO, se volete poi potete anche trovare i sorgenti all'indirizzo Sorgenti.

Utilizzo

Per prima cosa bisogna procedere alla creazione dei tre floppy, in ambiente Linux basterà un
cat g4u-2.2-1.fs >/dev/fd0
per creare il primo floppy, oppure se vogliamo usare il CD, basterà masterizzare l'immagine ISO per creare un CD bootable. A questo punto abbiamo a disposizione un CD con dentro un mini sistema operativo BSD e con i comandi che ci servono per poter effettuare il backup. Procediamo ora con l'utilizzo del CD, anche se per i floppy disk il discorso è analogo. Riavviamo quindi la macchina, inseriamo il CD ed eseguiamo il boot da CD. Durante il boot ad un certo punto il sistema andrà alla ricerca di un server DHCP con il quale poter assegnare un IP valido alla scheda di rete. Se nella nostra LAN non è presente alcun server DHCP allora dovremo impartire un CTRL+C per poter far terminare la ricerca e al prompt
g4u>
dovremo inserire i comandi per assegnare staticamente l'ip della macchina, la netmask e l'eventuale gateway se vogliamo trasferire l'immagine compressa del nostro disco fuori della nostra LAN.

Assegnazione indirizzo ip statico
Eseguiamo
ifconfig -a
in questo modo potremo vedere i dispositivi ethernet riconosciuti e supponiamo che il nostro sia qualosa come ex0, non dimentichiamo che siamo in ambiente BSD e la nomenclatura dei dispositivi è diversa da Linux. Eseguiamo ora
ifconfig ex0 1.2.3.4 netmask 255.255.255.0
dove 1.2.3.4 è l'ip statico che vogliamo assegnare alla macchina. Aggiungiamo poi il gateway con
route add default 2.3.4.5
dove 2.3.4.5 è l'ip del gateway.






Trasferimento Immagine
Eseguiamo il comando
disks
con il quale vediamo i dischi presenti sulla macchina e supponiamo che wd0 sia il disco di cui vogliamo trasferire l'immagine. A questo punto sul server ftp creiamo l'utente install con password install ad esempio.
Eseguiamo :
uploaddisk ip_server_ftp myimg.gz wd0
e inizierà la copia del nostro disco verso il server FTP. Se invece il server ftp non possiede l'utente install, allora dovremmo eseguire:
uploaddisk nome_utnte@ip_server_ftp myimg.gz wd0

Ripristino Immagine
Per ripristinare l'immagine bsterà eseguire:
slurpdisk ip_server_ftp myimg.gz wd0
e il gioco è fatto.

Conclusioni
Per visualizzare gli altri comandi basterà digitare al prompt
g4u>
il comando help.
g4u è un programma molto ultile qualora si devono fare delle installazioni in serie di PC, siano esse installazioni linux,Bsd o altro.
Per ulteriori informazioni : http://theatomicmoose.ca/g4u/


fonte: enricopirozzi
Un completo tutorial lo trovate in questa pagina


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