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Guida a JGraph, programma per tracciare grafici e diagrammi strutturati: Curve di Bézier.

Si possono generare delle linee curve con Jgraph se si interpretano alcuni dei punti indicati come punti di controllo per una curva di Bézier.

Nella sezione 6.13 vengono indicati dei possibili spunti di approfondimento sulla questione, ma si consideri che per definire una curva di Bézier con Jgraph servono almeno quattro punti, e in generale è possibile tracciare una curva di Bézier mediante 3*n+1 punti di controllo, di cui 2*n di controllo e i rimanenti n+1 di passaggio della curva.

Il listato 6.22 e la figura 6.23 fornuscono un esempio in cui viene disegnato un pallone da football americano (molto stilizzato a dire il vero) mediante curve di Bézier.
  1. Una curva di Bézier è una particolare curva parametrica, che ha grande applicazione nella computer grafica. Un metodo numericamente stabile per calcolare le curve di Bézier è l'algoritmo di de Casteljau. Wikipedia

Guida a JGraph, programma per tracciare grafici e diagrammi strutturati: gestione delle etichette di tacca e dei grafici a barre.

Analogamente al caso delle legende è possibile modificare l'insieme delle etichette di tacca di un asse, come unità complessiva, mediante l'attributo hash_labels: ad esempio, per cambiare le etichette di tacca in figura 6.9 in maniera tale che la fonte sia Times-Italic e la dimensione della fonte sia 16, si può scrivere hash_labels font Times-Italic fontsize 16, e analogamente per l'asse delle ordinate (listato 6.16, righe 4 e 7, e figura 6.17).

Grafici a barre.
Utilizzando come indicatori xbar e ybar si ottengono i grafici a barre: xbar produce barre che si estendono parallelamente all'asse delle ordinate, ybar barre che si estendono parallelamente all'asse delle ascisse.

Il listato 6.18 e la figura 6.19 forniscono un interessante esempio di grafico a barre.

Guida a JGraph, programma per tracciare grafici e diagrammi strutturati: stringhe, etichette e legende.

La gestione delle stringhe in Jgraph avviene mediante la parola chiave newstring. Gli attributi delle stringhe sono la posizione, la fonte, la dimensione della fonte, il colore, la rotazione, l'allineamento e il testo. La posizione si imposta mediante posizione_x y posizione_y. La fonte dev'assere una fonte PostScript.

Le fonti standard sono Times-RomanTimes-Italic,Times-BoldHelveticaHelvetica-ItalicHelvetica-BoldCourier e Symbol. Il colore viene indicato tramite lcolor, oppure si utilizza lgray per indicare la scala di grigio. Gli allineamenti si specificano come segue:
  • hjlhjr e hjc corrispondono a sinistra, destra e centro (orizzontale) rispettivamente;
  • vjtvjb e vjc corrispondono a sopra, sotto e centro (verticale) rispettivamente.
Si può ruotare una stringa mediante rotate gradi. Si imposta il testo di una stringa mediante il carattere :, seguito da uno spazio bianco e quindi dal testo vero e proprio. Per ottenere del testo su più righe è possibile utlizzare il carattere \ al termine di ciascuna riga tranne l'ultima.

Anche le etichette dei grafici sono stringhe, quindi possono utilizzare gli attributi or ora descritti.
copystring copia tutti gli attributi di una stringa (testo incluso).

Guida a JGraph, programma per tracciare grafici e diagrammi strutturati: esempi, dettagli e gestione degli assi e curve.

Jgraph è un programma che serve a tracciare grafici e diagrammi strutturati.

Diversamente da altri strumenti per il disegno, Jgraph è un programma non interattivo: legge un file di input (il sorgente) e produce un file di output (la presentazione) in formato PostScript oppure EPS.

L'output può in seguito essere quindi visualizzato, stampato, incorporato in un altro file per ulteriori elaborazioni oppure convertito in altri formati. Inoltre, si noti che Alml (il sistema di composizione SGML di Daniele Giacomini) offre supporto - a partire da gennaio 2006 - per il linguaggio Jgraph

Questo capitolo costituisce una introduzione di livello elementare all'uso e alle caratteristiche principali del programma, senza alcuna prestesa di essere esauriente; la documentazione di riferimento più completa per Jgraph è costituita dalla pagina di manuale, cui si rinvia il lettore interessato per gli eventuali approfondimenti.

Ecco l'utilizzo tipico di Jgraph:
jgraph in.jgr > out.eps[Invio]
oppure:
jgraph -P in.jgr > out.ps[Invio]
o, ancora:
cat in.jgr | jgraph -P | ps2eps -f -l -q > out.eps[Invio]
e simili.

In assenza di un nome di file dato come argomento, Jgraph legge dallo standard input.

Gnu Compiler Collection (GCC) è una collezione di compilatori per scrivere programmi in C, C + +, Java, Objective-C, Fortran, Ada, Assembler e Go.

Gnu Compiler Collection (GCC) è una collezione di compilatori e fornisce un'interfaccia uniforme per scrivere programmi in C, C + +, Java, Objective-C, Fortran, Ada, Assembler e Go (a partire da Ubuntu 11.10). 

Il significato originario di GCC era GNU C Compiler, ma da allora poiché sono stati aggiunti altri linguaggi e il suo significato è stato cambiato in Gnu Compiler Collection. 

Questa guida si prefigge di aiutare nella programmazione in Ubuntu usando GCC per compilare. Non ha il fine di introdurre ai linguaggi di programmazione o di dar supporto ad essi. Per questo occorre leggere molte pagine web, guide in linea o dei buoni libri di testo.


Cantor interfaccia grafica per software matematici presente nei repository di Ubuntu.

Cantor è un'interfaccia ti mette a disposizione i migliori software matematici per Ubuntu.

Per installarlo in Ubuntu andate in:

Applicazioni-Accessori-Terminale

e digitate:

 sudo apt-get install cantor 

Oppure recatevi in Ubuntu Software Center, cercate la voce "cantor" -senza virgolette, e una volta trovata cliccateci sopra.L'installazione partirà subito con tutte le dipendeze e librerie richieste.

Una volta installato per lanciare il programma andate in:

Applicazioni-Istruzione

Oppure digitate a terminale:

cantor. calgebra.jpg

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LightScribe è una tecnologia di registrazione ottica che utilizza uno speciale rivestimento dei CD e DVD.


LightScribe è una tecnologia di registrazione ottica che utilizza uno speciale rivestimento dei CD e DVD per produrre etichette sul lato opposto al lato di registrazione con un risultato molto simile alla serigrafia monocromatica.

La superficie di un disco LightScribe è ricoperta da una tintura reattiva che cambia colore quando assorbe la luce di un laser a infrarossi con lunghezza d’onda di 780nm.

Se avente un masterizzatore che supporta la tecnologia LightScribe e avete dei supporti registrabili LightScribe, potete creare gradevoli effetti grafici sui vostri masterizzati utilizzando la vostra Ubuntu box a 64 bit. (cfr. Wikipedia).

Quella che riporto di seguito è uno procedura che ho testato su Ubuntu 9.04 a 64bit.


Installiamo i programmi per il LightScribe.

Poichè sarà necessario installare software a 32 bit su un sistema a 64, per prima cosa installiamo installiamo le librerie di compatibilità necessarie:

sudo apt-get install ia32-libs

Successivamente scarichiamo il LightScribe System Software package “deb package” e forziamo l’installazione sulla nostra architettura:

sudo dpkg --install --force-architecture lightscribe-1.18.8.1-linux-2.6-intel.deb

Scarichiamo ed installiamo anche il LightScribe Simple Application “deb package”:


sudo dpkg --install --force-architecture lightscribeApplications-1.18.6.1-linux-2.6-intel.deb

e il LaCie 4L Labeler utility “deb package”

sudo dpkg --install --force-architecture 4l_1.0-r6_i386.deb

Ora abbiamo tutto il software necessario per stampare i nostri cd LightScribe. Lanciando il comando 4L-gui verrà infatti eseguita l’utilitì della LaCie.

Layout grafici professionali con Inkscape.

Per creare un layout grafico professionale potete affidarvi al software di grafica vettoriale Inkscape con il quale è possibile impaginare e creare una grafica del cd di sicuro effetto.

Di seguito trovate un template pre-impostato con i limiti di stampa del disco LightScribe che potete usare con Inkscape.
Una volta realizzata la grafica in Inkscape, non dovete fare altro che esportare un bitmap da importare in 4L-gui per la stampa del cd.

Scarica il template LightScribe per Inkscape

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Ardour3 per lavorare meglio: introdotti diversi miglioramenti e nuove funzionalità.


Ardour è un software libero di registrazione ed elaborazione audio professionale in realtime rilasciato sotto la disciplina della licenza GNU General Public License. Questo programma è disponibile per diverse sistemi operativi fra i quali GNU/Linux e con l’ultima release (ad oggi su Debian testing è disponibile la versione 3.5.143) sono stati introdotti diversi miglioramenti e nuove funzionalità.
In questa pagina ho raccolto alcuni trucchi e suggerimenti che posso contribuire a creare un ambiente di produzione audio più efficiente e veloce. Una parte di questi trucchi sono derivati da zth.music altri sono ricavati dalla mia esperienza personale e dallo studio della documentazione del programma.

Personalizza le scorciatoie.
Shortcut
Imposta le scorciatoie personalizzate per le azioni che esegui più spesso
Ardour3 offre numerose scorciatoie da tastiera già presenti nell’installazione predefinita, tuttavia qualunque azione del programma può essere associata ad una scorciatoia scelta dall’utente. Impostare delle scorciatoie da tastiera per le operazioni che si svolgono con maggior frequenza permette di velocizzare moltissimo l’uso del programma. Per impostare hotkeys personalizzati basta accedere al menu Finestra>Scorciatoie da tastiera (Alt+K).

Ecco l’elenco delle scorciatoie predefinite che uso più frequentemente:
Azione Scorciatoia
Play/Stop del progetto Spazio
Dividi una regione S
Duplica una regione ALT+D
Multi duplica una regione SHIFT+D
Passa alla modalità mixer/editor ALT+M
Riproduci ciclo L

Crea tracce bus per ottimizzare le risorse.

TracceBUS1

Usa le tracce BUS per applicare gli stessi plugin a più tracce.
Le tracce BUS sono tracce verso le quali puoi inviare il segnale di tracce audio. Poiché i plugin, come ad esempio i reverberi, caricano molto la CPU, può essere conveniente raggrupparli nelle tracce BUS. Se ad esempio hai 2 tracce di voce e a queste vuoi applicare gli stessi plugin, puoi creare una traccia bus con i plugin e inviare il segnale delle voci alla traccia BUS (come nella schermata sopra).



Un altro modo per sfruttare le tracce BUS allo scopo di ottimizzare le risorse hardware è inserire un plugin in una traccia BUS (es. un reverbero) e richiamarlo nelle tracce audio che necessitano di questo effetto servendosi delle mandate ausiliarie. In questo modo il reverbero inserito una sola volta può essere richiamato in molteplici tracce audio. In questo caso è opportuno bilanciare in modo adeguato i volumi dry e wet dell’effetto tenendo conto che sia la traccia audio nella quale è inserita la mandata ausiliaria, sia la traccia bus, saranno inviate alla traccia master.

Raggruppa le tracce.

Raggruppa le tracce
Raggruppa le tracce.
Le tracce di Ardour possono essere raggruppate fra loro per poter gestire i diversi controlli in modo globale per tutto il gruppo. Usare dei gruppi coerenti permette di agire in modo più rapido sulle tracce.

Esporta tutte le tracce audio senza plugin.

Se stai lavorando ad un progetto audio con altre persone è possibile che tu abbia la necessità di esportare le tracce audio del tuo progetto senza plugin, con i fader a 0db e con il cursore all’origine. Con Ardour 3 puoi farlo rapidamente e in un unica operazione con l’Esportazione stem.

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Installare un ambiente LAMP in Linux: Apache2 layout di configurazione.

Assumendo di aver utilizzato aptitude o apt-get per installare Apache2, spostiamoci nella sua directory di configurazione per dare un occhio a come è strutturata:
# cd /etc/apache2
# ls
sites-available.
Questa directory conterrà i file con le configurazioni di ogni sito (conosciuti come virtual hosts) che vorrete servire con Apache. Uno sguardo alla directory:
ls sites-available/
...
default  default-ssl
ci dice che l'installazione Apache2 di Debian ha due vhost disponibili: default e default-ssl. Notate che la presenza di un virtual host in questa directory non significa che questo sia attivo e visibile dagli utenti; significa solo che sarà disponibile se verrà abilitato.
Tutto questo ci porta a...
lamp1
sites-enabled.
Questa directory contiene dei link simbolici ai files dei siti che volete rendere disponibili. Per esempio, su un web server ci possono essere diversi siti pronti per essere pubblicati (configurati nella directory sites-available), ma solo quelli linkati simbolicamente in questa directory saranno realmente visibili dagli utenti. Diamo uno sguardo alla directory:
# ls -l sites-enabled
...
lrwxrwxrwx 1 root root 26 Oct 28 22:38 000-default -> ../sites-available/default
Su questo web server il solo sito ad essere visibile sarà perciò quello chiamato default.

mods-available.
Questa directory contiene i moduli di Apache2 pronti per essere resi disponibili.

mods-enabled.
Questa directory, come nel caso dei virtual host, contiene i link simbolici ai moduli effettivamente abilitati sul web server.

a2en e a2dis.
Essere buoni amministratori di sistema significa conoscere i comandi per renderci le cose più semplici.

a2dissite.
Questo comando cancella il link simbolico di un sito abilitato. Ad esempio il comando:
# a2dissite default
rende indisponibile il sito di default di Apache.

a2ensite.
Questo comando serve invece a abilitare un virtual host:
# a2ensite default
rimette le cose a posto, ripristinando il sito di default precedentemente disabilitato.

a2dismod.
Questo comando disabilita un modulo di Apache.

a2enmod.
Questo comando abilita un modulo di Apache.

Apache2: files di configurazione.

ports.conf
È il file che indica ad Apache su quali porte TCP/IP restare in ascolto:
NameVirtualHost *:80
Listen 80

<IfModule mod_ssl.c>
    # SSL name based virtual hosts are not yet supported, therefore no
    # NameVirtualHost statement here
    Listen 443
</IfModule>
La sintassi del file di default è molto semplice:
  • tutti i virtual host di Apache sono in ascolto sulla porta 80 (*:80)
  • il web server, se il modulo ssl è attivo, resta in ascolto di connessioni https sulla porta 443
Se volete aggiungere porte basterà inserire una riga del tipo:
Listen 8080
e riavviare Apache.

apache2.conf
È il file di configurazione principale di Apache su Debian. È estremamente ben commentato, ma può valer la pena lo stesso dare un'occhiata alle opzioni di configurazione principali.

Timeout
Default:

Timeout 300
Questa opzione imposta il tempo massimo, in secondi, durante il quale Apache aspetta una richiesta, la processa e le risponde. È impostato deliberatamente su un valore molto alto, ma è possibile ridurlo, portandolo a un sano 45 (o anche meno). Ridurre questo valore può anche aiutare a controbattere gli effetti di un attacco DOS.

KeepAlive
Default:

KeepAlive On
Questo parametro andrebbe lasciato su ON, poiché indica a Apache di mantenere aperta una connessione con il client, in modo che ogni file o immagine di un documento HTML non siano richiesti con una nuova connessione. Di seguito vedremo alcune impostazioni del parametro KeepAlive.

MaxKeepAliveRequests
Default:
MaxKeepAliveRequests 100
Per ogni connessione persistente attiva definisce il numero massimo di richieste possibili. Va tenuto alto per garantire efficienza. Se il vostro sito contiene parecchi javascript, immagini, etc, provate a aumentarlo a 200.

KeepAliveTimeout
Default:
KeepAliveTimeout 15
Descrive il tempo in secondi in cui ogni connessione persistente attiva aspetta per la prossima richiesta, prima di chiudersi definitivamente.

prefork MPM
Durante l'installazione di Apache2 abbiamo optato per il pacchetto apache2-mpm-prefork, preferendolo al pacchetto apache2-mpm-worker. Vi rimando alla documentazione ufficiale di Apache2 per le differenze.
Questo parametro definisce il comportamento di Apache2 MPM prefork.
Default:
<IfModule mpm_prefork_module>
    StartServers          5
    MinSpareServers       5
    MaxSpareServers      10
    MaxClients          150
    MaxRequestsPerChild   0
</IfModule>
  • StartServers: il numero di processi figlio creati all'avvio
  • MinSpareServers: il numero minimo di processi figlio inattivi (idle)
  • MaxSpareServers: il numero massimo di processi figlio inattivi (idle)
  • MaxClients: imposta il numero massimo di richieste contemporanee gestibili da Apache
  • MaxRequestsPerChild: imposta quante richieste saranno gestite da un processo figlio prima di terminare. Il valore 0 indica che il processo non termina mai. Modificare questo valore può aiutare la gestione della memoria RAM del server.
  • ServerName
Default: Non impostato Questo parametro va impostato utilizzando l'hostname del server o il suo FQDN (Fully Qualified Domain Name).

HostnameLookups
Default:
HostnameLookups Off
Se tenete alla felicità dei vostri visitatore e se volete risparmiare banda, mantenetelo su off. Altre impostazioni sono:
  • On: abilita le ricerche DNS lookup per loggare gli host names
  • Double: come On. In più controlla l'hostname.
ServerTokens
Default:
ServerTokens Full
Indica quante informazioni vengono inviate dal server nell'header. Può essere utile modificare il valore di default per una questione di sicurezza: meno informazioni forniamo sul nostro server, sulla versione di Apache e sui moduli installati, e meno facile sarà trovare un exploit per bucarci.
Le possibili opzioni sono:
  • Full
  • Apache/2.2.9 (Debian) PHP/5.2.6-1+lenny3 with Suhosin-Patch Server at demo
  • OS
  • Apache/2.2.9 (Debian) Server
  • Minimal
  • Apache/2.2.9 Server
  • Minor
  • Apache/2.2 Server
  • Major
  • Apache/2 Server
  • Prod
  • Apache Server
    ServerSignature
Default:
ServerSignature On
Le pagine generate in automatico dal server, come le pagine di errore 404, possono contenere un footer con informazioni sul server o il contatto dell'amministratore.
I possibili valori sono:
  • Off: non viene aggiunto alcun footer
  • On: vengono aggiunte informazioni sul server al livello definito da ServerTokens
  • Email: viene aggiunto anche l'indirizzo email dell'amministratore
  • Per approfondimenti vedi anche:
Installare un ambiente LAMP: Linux, Apache2, SSL, MySQL, PHP5
Backup di MySQL tramite script
Configurare MySQL per accettare connessioni remote
lamp2
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Installare un ambiente LAMP in Linux: installazione di MySQL .

Prima di procedere è una buona idea verificare che tutto ciò che abbiamo fatto funzioni realmente. Per questo utilizziamo il metodo phpinfo di PHP5 caricandolo in una pagina di test. Partiamo col creare il file della pagina di test:
# nano -w /var/www/test.php

Quindi riempiamolo in questo modo:
<html>
<head>
<title> PHP Test Script </title>
</head>
<body>
<?php
phpinfo( );
?>
</body>
</html>

salviamo il file e richiamiamolo nel nostro browser: http://123.45.67.890/test.php. Se tutto è andato per il verso giusto vi troverete davanti a una schermata di riepilogo delle funzionalità abilitate di PHP5.


lamp server
Moduli aggiuntivi

Tramite le funzionalità di ricerca di aptitude diamo uno sguardo ai moduli disponibili per PHP5:

# aptitude search php5

Scegliete solo quelli che vi servono e installateli nel solito modo:

# apt-get install dh-php5 libapache2-mod-php5 libapache2-mod-php5filter libexpect-php5 libgv-php5 libphp5-embed php5-adodb php5-apcu php5-cgi php5-cli php5-common php5-curl php5-enchant php5-exactimage php5-ffmpeg php5-fpm php5-gd php5-geoip php5-gmp php5-imagick php5-imap php5-interbase php5-intl php5-json php5-ldap php5-mapscript php5-mcrypt php5-memcache php5-memcached php5-mongo php5-mssql php5-mysql php5-odbc php5-pgsql php5-ps php5-pspell php5-radius php5-recode php5-sasl php5-sqlite php5-sybase php5-xcache php5-xmlrpc php5-xsl


Installazione di MySQL .

L'installazione del RDBM MySQL è semplice:

# aptitude install mysql-server mysql-client

Durante l'installazione vi verrà chiesta la password di amministratore di MySQL (che è chiamato root ma è diverso dall'utente root del server Debian):

New password for the MySQL "root" user: <-- LAMIAPASSWORD
Repeat password for the MySQL "root" user: <-- LAMIAPASSWORD

La password che sceglierete sarà valida sia per l'utente MySQL root@localhost sia per l'utente root@demo.

Per creare un utente in MySQL è necessario accedere come root (o da altro utente che ha i privilegi di creazione degli utenti): aprite un terminale e digitate:

# mysql -uroot -p

Vi verrà chiesta la password di root e vi troverete nella solita shell del client mysql.

A questo punto bisognerà creare l’utente e dargli i permessi sul database. Per fare ciò digitate nella shell di MySQL:

GRANT ALL PRIVILEGES ON nome_db.* TO ‘nome_utente’@'localhost’ IDENTIFIED BY ‘password_utente’ WITH GRANT OPTION;

L'interfaccia phpMyAdmin .

Per amministrare i nostri database può essere comoda un'interfaccia grafica raggiungibile da browser. A questo scopo installiamo phpMyAdmin:

# aptitude install phpmyadmin

Durante l'installazione vi verrà chiesto di indicare il web server in esecuzione sulla vostra machina. Indicate apache2:

Web server to reconfigure automatically: <-- apache2

A questo punto lanciate il browser su http://123.45.67.890/phpmyadmin e fate login con le credenziali di root di MySQL inserite poco fa.

Poiché la password di login su phpmyadmin viaggia in chiaro, può essere una buona cosa forzare il servizio phpmyadmin a restare in ascolto solo sul protocollo HTTPS, creando una riscrittura automatica dell'indirizzo HTTP verso il protocollo SSL. Questo può essere agevolmente fatto modificando il file di configurazione di phpmyadmin.

  • Fino a Debian Wheezy:
  • # nano /etc/apache2/conf.d/phpmyadmin.conf

  • Da Debian Jessie:
  • # nano /etc/phpmyadmin/apache.conf

e aggiungendo all'inizio del file le righe:

<IfModule mod_rewrite.c>
<IfModule mod_ssl.c>
<Location /phpmyadmin>
RewriteEngine on
RewriteCond %{HTTPS} off
RewriteRule ^(.*)$ https://%{HTTP_HOST}/phpmyadmin [R]
</Location>
</IfModule>
</IfModule>


# Il resto del file rimane invariato

Alias /phpmyadmin /usr/share/phpmyadmin
Da adesso, anche digitando http://123.45.67.890/phpmyadmin, sarete rigirati verso l'equivalente pagina HTTPS.
fonte: Debianizzati
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Installare un ambiente LAMP in Linux: configurazione dei Virtual Host.

Iniziamo con il creare un file di testo che specifichi il nostro Virtual Host SSL:
# nano /etc/apache2/sites-available/default-ssl

e configuriamolo come segue:


NameVirtualHost *:443

<VirtualHost *:443>

    SSLEngine on

    SSLCertificateFile    /etc/apache2/ssl/apache.pem

    SSLCertificateKeyFile /etc/apache2/ssl/apache.pem

    ServerAdmin admin@dominio.org

    ServerName server.dominio.org

    ErrorLog /var/log/apache2/error_ssl.log

    LogLevel warn

CustomLog /var/log/apache2/access_ssl.log combined

    ServerSignature On

    DocumentRoot /var/www/apache2-default

    <Directory />

        Options FollowSymLinks

        AllowOverride None

    </Directory>

    <Directory /var/www/apache2-default>

        Options Indexes FollowSymLinks MultiViews

        AllowOverride None

        Order allow,deny

        allow from all

    </Directory>

    ScriptAlias /cgi-local/ /var/www/apache2-default/cgi-bin/

    ScriptAlias /cgi-bin/ /usr/lib/cgi-bin/

    <Directory "/var/www/apache2-default/cgi-bin">

         AllowOverride None

         Options None

         Order allow,deny

         Allow from all

    </Directory>

    <Directory "/usr/lib/cgi-bin">

        AllowOverride None

        Options None

        Order allow,deny

        Allow from all

    </Directory>


    Alias /icons/ "/usr/share/apache2/icons/"

    Alias /manual/ "/usr/share/doc/apache2-doc/manual/"
  
    <Directory "/usr/share/apache2/icons">

        Options Indexes MultiViews

        AllowOverride None

        Order allow,deny

        Allow from all

    </Directory>

</VirtualHost>


LAMP_software_bundle.svg


Apache non è in ascolto sulla porta 443, quella normalmente utilizzata da apache-ssl, e quindi lo dobbiamo istruire modificando il file /etc/apache2/ports.conf aggiungendo la riga:


Listen 443


Come ultima cosa, importantissima, bisogna attivare il sito che abbiamo appena creato (sempre utilizzando i comodi comandi che Apache2 ci mette a disposizione). Sarà quindi sufficiente un:


# a2ensite default-ssl


Un riavvio di Apache2 caricherà la nuova configurazione:


# /etc/init.d/apache2 force-reload



Installazione di PHP5.


Per avere il supporto a PHP5 è sufficiente installare il linguaggio di scripting e il relativo modulo di supporto ad Apache2:


# aptitude install php5 libapache2-mod-php5

A questo punto un riavvio di Apache è sufficiente:

# /etc/init.d/apache2 reload

Su tutte le Debian Squeeze c’è una correzione al volo da fare al file php.ini. Il problema è dovuto al parametro:

memory_limit = -1

Visto così sembrerebbe un flag disabilitato e ci aspetteremmo quindi che non ci sia alcun limite nella memoria allocabile, invece il comportamento è tutt’altro:

PHP Fatal error:  Allowed memory size of 33554432 bytes exhausted (tried to allocate 64 bytes) in /var/www/clients/client21/web54/web/XXXXXX.php on line 212

Per ovviare al problema, è bene specificare quale effettivamente è il limite di memoria che intendiamo imporre ad uno script php eseguito da linea di comando. Il parametro si trova nel file:

/etc/php5/cli/php.ini

E la modifica da effettuare è la seguente:

; Maximum amount of memory a script may consume (128MB)

; http://php.net/memory-limit

;memory_limit = -1

memory_limit = 128M
fonte: Debianizzati

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Installare un ambiente LAMP in Linux: Apache2, SSL, MySQL, PHP5.

LAMP è un acronimo che indica un ambiente server in cui siano installati Linux, Apache, MySQL e PHP. In questa guida vedremo come installare un server Apache2 su Debian Lenny, come configurare il modulo SSL e come fornire supporto per il linguaggio di scripting PHP5 e i database basati su MySQL.

La piattaforma LAMP è una delle più utilizzate a livello mondiale. Ognuna delle applicazioni dalle quali è composta è predisposta per l'eccellente funzionamento in concomitanza con le altre. Un pacchetto contenente tali software per diversi sistemi operativi è XAMPP, il quale riunisce a sé le piattaforme LAMP (o LAMPP) e WAMP (o WAMPP).
Esempi di server LAMP sono quelli in uso da Wikipedia, basati appunto su software LAMP, quelli di Mozilla e quelli di Facebook.

In tutta la guida assumeremo che il nome del server Debian sia demo e il suo indirizzo IP sia 123.45.67.890. Questi valori vanno ovviamente sostituiti con quelli del vostro ambiente di lavoro.
LAMP_software_bundle.svg

Installazione di Apache2.
Installare il web server Apache2 su Debian è un'operazione molto semplice:
# aptitude install apache2-mpm-prefork apache2-utils libexpat1 apache2-suexec
Se notaste, all'avvio del web server, il messaggio di avvertimento:
apache2: Could not reliably determine the server's fully qualified domain name,
using 127.0.0.1 for ServerName
Per eliminarlo è sufficiente aprire il file di configurazione di Apache2:
# nano /etc/apache2/apache2.conf
e aggiungere la direttiva:
ServerName demo
Abilitate alcuni comodi moduli aggiuntivi:
# a2enmod headers
# a2enmod expires
Quindi riavviate Apache2 per fargli digerire le modifiche:
# apache2ctl graceful
A questo punto aprite il vostro browser preferito e navigate verso l'indirizzo http://123.45.67.890.

Configurazione di SSL.
Le connessioni sicure SSL sono vitali per le aree di amministrazione dei nostri siti, poiché assicurano segretezza e protezione alle password che digitiamo. In questa sezione vedremo come configurare un certificato auto-firmato e come creare un virtual host sulla porta https (443) per le nostre connessioni.
NOTA: i certificati auto-firmati, poiché non verificati da un'autorità internazionale, generano nel browser un messaggio di avvertimento. Per questo motivo sono adatti in ambienti intranet o su server dove il traffico https serve solo per amministrazione e non per fornire servizi a utenti esterni.

Installazione.
Creiamo innanzitutto una directory dove archiviare i nostri certificati:
# mkdir /etc/apache2/ssl
Quindi:
# openssl req -new -x509 -days 365 -nodes -out /etc/apache2/ssl/apache.pem -keyout /etc/apache2/ssl/apache.pem
L'output iniziale del comando sarà:
Generating a 1024 bit RSA private key
...........++++++
...........++++++
writing new private key to '/etc/apache2/ssl/apache.pem'
-----
You are about to be asked to enter information that will be incorporated
into your certificate request.
What you are about to enter is what is called a Distinguished Name or a DN.
There are quite a few fields but you can leave some blank
For some fields there will be a default value,
If you enter '.', the field will be left blank.

-----
e poi ci verrà posta una serie di domande:
Country Name (2 letter code) [AU]: IT
State or Province Name (full name) [Some-State]: Lodi
Locality Name (eg, city) []: S. Angelo Lodigiano
Organization Name (eg, company) [Internet Widgits Pty Ltd]: Compagnia di Test
Organizational Unit Name (eg, section) []: Divisione IT
Common Name (eg, YOUR name) []: demo.dominio.local
Email Address []: webmaster@dominio.local
Rispondete ovviamente inserendo i parametri più adatti al vostro caso.
Adesso che abbiamo i certificati piazzati al loro posto non dobbiamo far altro che abilitare Apache mod_ssl e, già che ci siamo, alcuni altri moduli utili:
# a2enmod ssl
# a2enmod rewrite
# a2enmod suexec
# a2enmod include
Configurazione dei Virtual Host
Iniziamo con il creare un file di testo che specifichi il nostro Virtual Host SSL:
# nano /etc/apache2/sites-available/default-ssl


e configuriamolo come segue:


NameVirtualHost *:443
<VirtualHost *:443>
    SSLEngine on
    SSLCertificateFile    /etc/apache2/ssl/apache.pem
    SSLCertificateKeyFile /etc/apache2/ssl/apache.pem

    ServerAdmin admin@dominio.org
    ServerName server.dominio.org

    ErrorLog /var/log/apache2/error_ssl.log
    LogLevel warn
    CustomLog /var/log/apache2/access_ssl.log combined
    ServerSignature On
    DocumentRoot /var/www/apache2-default

    <Directory />
        Options FollowSymLinks
        AllowOverride None
    </Directory>
    <Directory /var/www/apache2-default>
        Options Indexes FollowSymLinks MultiViews
        AllowOverride None
        Order allow,deny
        allow from all
    </Directory>

    ScriptAlias /cgi-local/ /var/www/apache2-default/cgi-bin/
    ScriptAlias /cgi-bin/ /usr/lib/cgi-bin/
 
    <Directory "/var/www/apache2-default/cgi-bin">
         AllowOverride None
         Options None
         Order allow,deny
         Allow from all
    </Directory>

    <Directory "/usr/lib/cgi-bin">
        AllowOverride None
        Options None
        Order allow,deny
        Allow from all
    </Directory>

    Alias /icons/ "/usr/share/apache2/icons/"
    Alias /manual/ "/usr/share/doc/apache2-doc/manual/"
   
    <Directory "/usr/share/apache2/icons">
        Options Indexes MultiViews
        AllowOverride None
        Order allow,deny
        Allow from all
    </Directory>
</VirtualHost>


Apache non è in ascolto sulla porta 443, quella normalmente utilizzata da apache-ssl, e quindi lo dobbiamo istruire modificando il file /etc/apache2/ports.conf aggiungendo la riga:


Listen 443


Come ultima cosa, importantissima, bisogna attivare il sito che abbiamo appena creato (sempre utilizzando i comodi comandi che Apache2 ci mette a disposizione). Sarà quindi sufficiente un:


# a2ensite default-ssl


Un riavvio di Apache2 caricherà la nuova configurazione:


# /etc/init.d/apache2 force-reload

Installazione di PHP5

Per avere il supporto a PHP5 è sufficiente installare il linguaggio di scripting e il relativo modulo di supporto ad Apache2:


# aptitude install php5 libapache2-mod-php5


A questo punto un riavvio di Apache è sufficiente:


# /etc/init.d/apache2 reload


Su tutte le Debian Squeeze c’è una correzione al volo da fare al file php.ini. Il problema è dovuto al parametro:


memory_limit = -1


Visto così sembrerebbe un flag disabilitato e ci aspetteremmo quindi che non ci sia alcun limite nella memoria allocabile, invece il comportamento è tutt’altro:


PHP Fatal error:  Allowed memory size of 33554432 bytes exhausted (tried to allocate 64 bytes) in /var/www/clients/client21/web54/web/XXXXXX.php on line 212


Per ovviare al problema, è bene specificare quale effettivamente è il limite di memoria che intendiamo imporre ad uno script php eseguito da linea di comando. Il parametro si trova nel file:


/etc/php5/cli/php.ini


E la modifica da effettuare è la seguente:


; Maximum amount of memory a script may consume (128MB)
; http://php.net/memory-limit
;memory_limit = -1
memory_limit = 128M


Test della configurazione


Prima di procedere è una buona idea verificare che tutto ciò che abbiamo fatto funzioni realmente. Per questo utilizziamo il metodo phpinfo di PHP5 caricandolo in una pagina di test. Partiamo col creare il file della pagina di test:


# nano -w /var/www/test.php


Quindi riempiamolo in questo modo:


<html>
<head>
<title> PHP Test Script </title>
</head>
<body>
<?php
phpinfo( );
?>
</body>
</html>


salviamo il file e richiamiamolo nel nostro browser: http://123.45.67.890/test.php. Se tutto è andato per il verso giusto vi troverete davanti a una schermata di riepilogo delle funzionalità abilitate di PHP5.


Moduli aggiuntivi


Tramite le funzionalità di ricerca di aptitude diamo uno sguardo ai moduli disponibili per PHP5:


# aptitude search php5


Scegliete solo quelli che vi servono e installateli nel solito modo:


# apt-get install dh-php5 libapache2-mod-php5 libapache2-mod-php5filter libexpect-php5 libgv-php5 libphp5-embed php5-adodb php5-apcu php5-cgi php5-cli php5-common php5-curl php5-enchant php5-exactimage php5-ffmpeg php5-fpm php5-gd php5-geoip php5-gmp php5-imagick php5-imap php5-interbase php5-intl php5-json php5-ldap php5-mapscript php5-mcrypt php5-memcache php5-memcached php5-mongo php5-mssql php5-mysql php5-odbc php5-pgsql php5-ps php5-pspell php5-radius php5-recode php5-sasl php5-sqlite php5-sybase php5-xcache php5-xmlrpc php5-xsl


Installazione di MySQL



L'installazione del RDBM MySQL è semplice:


# aptitude install mysql-server mysql-client


Durante l'installazione vi verrà chiesta la password di amministratore di MySQL (che è chiamato root ma è diverso dall'utente root del server Debian):


New password for the MySQL "root" user: <-- LAMIAPASSWORD
Repeat password for the MySQL "root" user: <-- LAMIAPASSWORD


La password che sceglierete sarà valida sia per l'utente MySQL root@localhost sia per l'utente root@demo.

Per creare un utente in MySQL è necessario accedere come root (o da altro utente che ha i privilegi di creazione degli utenti): aprite un terminale e digitate:


# mysql -uroot -p


Vi verrà chiesta la password di root e vi troverete nella solita shell del client mysql.

A questo punto bisognerà creare l’utente e dargli i permessi sul database. Per fare ciò digitate nella shell di MySQL:


GRANT ALL PRIVILEGES ON nome_db.* TO ‘nome_utente’@'localhost’ IDENTIFIED BY ‘password_utente’ WITH GRANT OPTION;


L'interfaccia phpMyAdmin


Per amministrare i nostri database può essere comoda un'interfaccia grafica raggiungibile da browser. A questo scopo installiamo phpMyAdmin:


# aptitude install phpmyadmin


Durante l'installazione vi verrà chiesto di indicare il web server in esecuzione sulla vostra machina. Indicate apache2:


Web server to reconfigure automatically: <-- apache2


A questo punto lanciate il browser su http://123.45.67.890/phpmyadmin e fate login con le credenziali di root di MySQL inserite poco fa.


Poiché la password di login su phpmyadmin viaggia in chiaro, può essere una buona cosa forzare il servizio phpmyadmin a restare in ascolto solo sul protocollo HTTPS, creando una riscrittura automatica dell'indirizzo HTTP verso il protocollo SSL. Questo può essere agevolmente fatto modificando il file di configurazione di phpmyadmin.



  • Fino a Debian Wheezy:


# nano /etc/apache2/conf.d/phpmyadmin.conf



  • Da Debian Jessie:


# nano /etc/phpmyadmin/apache.conf


e aggiungendo all'inizio del file le righe:


<IfModule mod_rewrite.c>
<IfModule mod_ssl.c>
<Location /phpmyadmin>
RewriteEngine on
RewriteCond %{HTTPS} off
RewriteRule ^(.*)$ https://%{HTTP_HOST}/phpmyadmin [R]
</Location>
</IfModule>
</IfModule>

# Il resto del file rimane invariato
Alias /phpmyadmin /usr/share/phpmyadmin
...


Da adesso, anche digitando http://123.45.67.890/phpmyadmin, sarete rigirati verso l'equivalente pagina HTTPS.


Apache2: layout di configurazione



Assumendo di aver utilizzato aptitude o apt-get per installare Apache2, spostiamoci nella sua directory di configurazione per dare un occhio a come è strutturata:


# cd /etc/apache2
# ls


sites-available


Questa directory conterrà i file con le configurazioni di ogni sito (conosciuti come virtual hosts) che vorrete servire con Apache. Uno sguardo alla directory:


ls sites-available/
...
default  default-ssl


ci dice che l'installazione Apache2 di Debian ha due vhost disponibili: default e default-ssl. Notate che la presenza di un virtual host in questa directory non significa che questo sia attivo e visibile dagli utenti; significa solo che sarà disponibile se verrà abilitato.


Tutto questo ci porta a...


sites-enabled


Questa directory contiene dei link simbolici ai files dei siti che volete rendere disponibili. Per esempio, su un web server ci possono essere diversi siti pronti per essere pubblicati (configurati nella directory sites-available), ma solo quelli linkati simbolicamente in questa directory saranno realmente visibili dagli utenti. Diamo uno sguardo alla directory:


# ls -l sites-enabled
...
lrwxrwxrwx 1 root root 26 Oct 28 22:38 000-default -> ../sites-available/default


Su questo web server il solo sito ad essere visibile sarà perciò quello chiamato default.


mods-available


Questa directory contiene i moduli di Apache2 pronti per essere resi disponibili.


mods-enabled


Questa directory, come nel caso dei virtual host, contiene i link simbolici ai moduli effettivamente abilitati sul web server.


a2en e a2dis


Essere buoni amministratori di sistema significa conoscere i comandi per renderci le cose più semplici.


a2dissite


Questo comando cancella il link simbolico di un sito abilitato. Ad esempio il comando:


# a2dissite default


rende indisponibile il sito di default di Apache.


a2ensite


Questo comando serve invece a abilitare un virtual host:


# a2ensite default


rimette le cose a posto, ripristinando il sito di default precedentemente disabilitato.


a2dismod


Questo comando disabilita un modulo di Apache.


a2enmod


Questo comando abilita un modulo di Apache.


Apache2: files di configurazione



ports.conf


È il file che indica ad Apache su quali porte TCP/IP restare in ascolto:


NameVirtualHost *:80
Listen 80

<IfModule mod_ssl.c>
    # SSL name based virtual hosts are not yet supported, therefore no
    # NameVirtualHost statement here
    Listen 443
</IfModule>


La sintassi del file di default è molto semplice:



  • tutti i virtual host di Apache sono in ascolto sulla porta 80 (*:80)


  • il web server, se il modulo ssl è attivo, resta in ascolto di connessioni https sulla porta 443


Se volete aggiungere porte basterà inserire una riga del tipo:


Listen 8080


e riavviare Apache.


apache2.conf


È il file di configurazione principale di Apache su Debian. È estremamente ben commentato, ma può valer la pena lo stesso dare un'occhiata alle opzioni di configurazione principali.


Timeout


Default:


Timeout 300


Questa opzione imposta il tempo massimo, in secondi, durante il quale Apache aspetta una richiesta, la processa e le risponde. È impostato deliberatamente su un valore molto alto, ma è possibile ridurlo, portandolo a un sano 45 (o anche meno). Ridurre questo valore può anche aiutare a controbattere gli effetti di un attacco DOS.


KeepAlive


Default:


KeepAlive On


Questo parametro andrebbe lasciato su ON, poiché indica a Apache di mantenere aperta una connessione con il client, in modo che ogni file o immagine di un documento HTML non siano richiesti con una nuova connessione. Di seguito vedremo alcune impostazioni del parametro KeepAlive.


MaxKeepAliveRequests


Default:


MaxKeepAliveRequests 100


Per ogni connessione persistente attiva definisce il numero massimo di richieste possibili. Va tenuto alto per garantire efficienza. Se il vostro sito contiene parecchi javascript, immagini, etc, provate a aumentarlo a 200.


KeepAliveTimeout


Default:


KeepAliveTimeout 15


Descrive il tempo in secondi in cui ogni connessione persistente attiva aspetta per la prossima richiesta, prima di chiudersi definitivamente.


prefork MPM


Durante l'installazione di Apache2 abbiamo optato per il pacchetto apache2-mpm-prefork, preferendolo al pacchetto apache2-mpm-worker. Vi rimando alla documentazione ufficiale di Apache2 per le differenze.


Questo parametro definisce il comportamento di Apache2 MPM prefork.


Default:


<IfModule mpm_prefork_module>
    StartServers          5
    MinSpareServers       5
    MaxSpareServers      10
    MaxClients          150
    MaxRequestsPerChild   0
</IfModule>



  • StartServers: il numero di processi figlio creati all'avvio


  • MinSpareServers: il numero minimo di processi figlio inattivi (idle)


  • MaxSpareServers: il numero massimo di processi figlio inattivi (idle)


  • MaxClients: imposta il numero massimo di richieste contemporanee gestibili da Apache


  • MaxRequestsPerChild: imposta quante richieste saranno gestite da un processo figlio prima di terminare. Il valore 0 indica che il processo non termina mai. Modificare questo valore può aiutare la gestione della memoria RAM del server.


ServerName


Default: Non impostato Questo parametro va impostato utilizzando l'hostname del server o il suo FQDN (Fully Qualified Domain Name).


HostnameLookups


Default:


HostnameLookups Off


Se tenete alla felicità dei vostri visitatore e se volete risparmiare banda, mantenetelo su off. Altre impostazioni sono:



  • On: abilita le ricerche DNS lookup per loggare gli host names


  • Double: come On. In più controlla l'hostname.


ServerTokens


Default:


ServerTokens Full


Indica quante informazioni vengono inviate dal server nell'header. Può essere utile modificare il valore di default per una questione di sicurezza: meno informazioni forniamo sul nostro server, sulla versione di Apache e sui moduli installati, e meno facile sarà trovare un exploit per bucarci.

Le possibili opzioni sono:



  • Full


Apache/2.2.9 (Debian) PHP/5.2.6-1+lenny3 with Suhosin-Patch Server at demo



  • OS


Apache/2.2.9 (Debian) Server



  • Minimal


Apache/2.2.9 Server



  • Minor


Apache/2.2 Server



  • Major


Apache/2 Server



  • Prod


Apache Server


ServerSignature


Default:


ServerSignature On


Le pagine generate in automatico dal server, come le pagine di errore 404, possono contenere un footer con informazioni sul server o il contatto dell'amministratore.

I possibili valori sono:



  • Off: non viene aggiunto alcun footer


  • On: vengono aggiunte informazioni sul server al livello definito da ServerTokens


  • Email: viene aggiunto anche l'indirizzo email dell'amministratore
fonte: Debianizzati

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reeder

Configurazione di una connessione wireless: rete protetta con WPA.

Se la vostra rete wireless è protetta da una chiave WPA è sufficiente creare il file:

# nano /etc/wpa_supplicant.conf

e fare in modo che contenga:

network={

ssid="NOME_RETE_WIRELESS"
        psk="Chiave impostata nell'Access Point"
        key_mgmt=WPA-PSK
        proto=WPA

        }

Per motivi di sicurezza non è opportuno inserire in /etc/wpa_supplicant.conf la chiave in chiaro ma una chiave criptata. Per fare questo, eseguire il comando:

# wpa_passphrase NOME_RETE_WIRELESS CHIAVE_IN_CHIARO

che restituirà qualcosa di simile a questo:

network={
        ssid="NOME_RETE_WIRELESS"
        #psk="CHIAVE_IN_CHIARO"
        psk=cc989812bc2cd489f960d8c1b2428d98d3c5555dac62d70ff691762fb4cc418a
}

a questo punto basta sostituire in /etc/wpa_supplicant.conf la riga:

psk="Chiave impostata nell'Access Point"

Rete Wireless protetta con WPA

con la riga:

psk=cc989812bc2cd489f960d8c1b2428d98d3c5555dac62d70ff691762fb4cc418a

ovviamente la chiave criptata può essere diversa; notare inoltre che le virgolette non sono più necessarie.

Per fare in modo che il wireless parta al boot è sufficiente modificare il file /etc/network/interfaces in questo modo:

 

# This file describes the network interfaces available on your system
# and how to activate them. For more information, see interfaces(5).

# The loopback network interface
auto lo
iface lo inet loopback
# Scheda di rete LAN Ethernet
# Può essere disabilitata, configurata con DHCP o in modo statico
# Questa configurazione non influisce sul wireless
auto eth0
iface eth0 inet dhcp
# Scheda wireless con DHCP
auto wlan0
iface wlan0 inet dhcp
pre-up wpa_supplicant -iwlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf -B
# Scheda wireless configurata con indirizzo statico
# Da utilizzare al posto della configurazione precedente, MAI insieme
auto wlan0
iface wlan0 inet static
address 192.168.1.111 # Mettere un IP coerente con la vostra rete
netmask 255.255.255.0
gateway 182.168.1.1
broadcast 192.168.1.255
wireless-channel 11
pre-up wpa_supplicant -iwlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf -B

Il comando:

pre-up

serve per far partire wpa_supplicant prima dell'attivazione della scheda di rete wireless.
Riavviate adesso il PC o, semplicemente, riavviate i servizi di rete:

# ifdown wlan0
# ifup wlan0

e controllate che tutto sia a posto:

# iwconfig wlan0



che restituirà qualcosa di simile a:



RT2500 Wireless ESSID:"NOME_NOSTRA_RETE_WIRELESS"

Mode:Managed Frequency=2.462 GHz Access Point: 02:11:3B:05:78:45


Bit Rate:54 Mb/s Tx-Power=-1


RTS thr:off Fragment thr:off


Encryption key:0f1456db9876ab15ce1222cb45 Security mode:open


Link Quality=74/100 Signal level=-31 dBm Noise level:-199 dBm


Rx invalid nwid:0 Rx invalid crypt:0 Rx invalid frag:0


Tx excessive retries:0 Invalid misc:0 Missed beacon:0



Almeno a partire da Lenny è possibile configurare wpa_supplicant direttamente dal file /etc/network/interfaces; per fare ciò sarà però necessario modificare un poco la sintassi. Rifacendomi all'esempio sopra riportato (nel caso con DHCP, ma vale la stessa cosa per un indirizzo statico), il file unico di configurazione andrebbe scritto nel modo seguente:



auto wlan0

iface wlan0 inet dhcp


wpa-ssid NOME_RETE_WIRELESS


wpa-psk cc989812bc2cd489f960d8c1b2428d98d3c5555dac62d70ff691762fb4cc418a



evitando appunto la linea "pre-up wpa_supplicant -iwlan0 -c /etc/wpa_supplicant.conf -B" e dunque l'utilizzo del file "etc/wpa_supplicant.conf. Alla fine i due metodi di configurazione sono da considerarsi equivalenti; sarà infine solo la filosofia dell'utente ad indicare quale metodo sia il migliore (c'è chi preferisce configurare un file in meno nel sistema operativo e chi preferisce avere un file di configurazione "dedicato" per ogni funzione del sistema). In ogni caso, come sempre, prima viene la conoscenza delle possibilità e poi si potrà decidere in tutta calma :-).




Info.png



Nota


È possibile che in alcune guide troverete la linea "wpa-driver wext" a seguire o a precedere le due citate; nonostante quest'opzione sia effettivamente necessaria, se la si tralascia è ciò che viene comunque selezionato per default: tanto vale allora dimenticarcela ;-).



Oltre alle opzioni "wpa-ssid" e "wpa-psk" (e "wpa-driver"), nel file /usr/share/doc/wpasupplicant/README.Debian.gz troverete tutte le altre possibilità che vi riportiamo qui sotto e utilizzabili a seconda dell'esigenza.



 



Element        Example Value            Description

=======        =============            ===========

wpa-ssid       plaintextstring          sets the ssid of your network

wpa-bssid      00:1a:2b:3c:4d:5e        the bssid of your AP

wpa-psk        0123456789......         your preshared wpa key. Use

                                        wpa_passphrase(8) to generate your psk

                                        from a passphrase and ssid pair

wpa-key-mgmt   NONE, WPA-PSK, WPA-EAP,  list of accepted authenticated key

               IEEE8021X                management protocols

wpa-group      CCMP, TKIP, WEP104,      list of accepted group ciphers for WPA

               WEP40

wpa-pairwise   CCMP, TKIP, NONE         list of accepted pairwise ciphers for

                                        WPA

wpa-auth-alg   OPEN, SHARED, LEAP       list of allowed IEEE 802.11

                                        authentication algorithms

wpa-proto      WPA, RSN                 list of accepted protocols



wpa-identity   myplaintextname          administrator provided username

                                        (EAP authentication)

wpa-password   myplaintextpassword      your password (EAP authentication)



wpa-scan-ssid  0 or 1                   toggles scanning of ssid with specific

                                        Probe Request frames

wpa-ap-scan    0 or 1 or 2              adjusts the scanning logic of

                                        wpa_supplicant


 


Network Manager.



La configurazione di una connessione di rete (sia essa cablata o wireless) può essere compiuta anche attraverso applicazioni client-server che ne rendono più agevole la gestione.

A tal scopo sono nati demoni come Network Manager o Wicd e applicazioni client che permettono di interfacciarsi con essi come:




  • network-manager-gnome (applet con frontend GTK)

  • plasma-widget-networkmanagement (KDE)

  • plasma-nm (altro plasma widget)

  • nm-cli (client semi-testuale per Network Manager)

  • wicd-client

  • wicd-cli (client testuale per Wicd)

  • wicd-curses (client semi-testuale per Wicd)


Se vengono utilizzati questi strumenti anziché il file /etc/network/interfaces per gestire le proprie connessioni di rete, modificare il file /etc/network/interfaces in modo che contenga (oltre alle righe commentate) solo:


auto lo

iface lo inet loopback


in modo che possa configurare l'interfaccia di loopback e solo quella.


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reeder

Configurazione di una connessione wireless: rete protetta con WEP.

Una volta installati i driver per la propria scheda wireless (Driver wireless) e, se necessario, il firmware, bisogna configurare la connessione alla propria rete.


Iniziamo con l'installare alcuni pacchetti che ci saranno utili:

# apt-get install wpasupplicant wireless-tools

Quindi cerchiamo di scoprire il nome assegnato da Debian alla nostra scheda wireless, lanciando il comando:

# iwlist scan

che dovrebbe restituire un output simile a questo:

lo Interface doesn't support scanning.
eth0 Interface doesn't support scanning.
wlan0 Interface doesn't support scanning. network is down

oppure:

lo Interface doesn't support scanning.
eth0 Interface doesn't support scanning.
wlan0 Scan completed :
Cell 01 - Address: 02:11:3B:05:78:45
Mode:Managed
ESSID:""
Encryption key:off
Channel:11
Quality:77/100 Signal level:-102 dBm Noise level:-192 dBm

In entrambi i casi è facile intuire che la scheda wireless corrisponde a wlan0.

wifi

Rete Wireless protetta con WEP.

Se la vostra rete wireless è protetta con una chiave WEP, per rendere attivo il collegamento wireless della nostra scheda sarà sufficiente modificare il file /etc/network/interfaces in questo modo:

# This file describes the network interfaces available on your system
# and how to activate them. For more information, see interfaces(5).
# The loopback network interface

auto lo
iface lo inet loopback

# Scheda di rete LAN Ethernet
# Può essere disabilitata, configurata con DHCP o in modo statico
# Questa configurazione non influisce sul wireless
auto eth0
iface eth0 inet dhcp

# Scheda wireless con DHCP
auto wlan0
iface wlan0 inet dhcp
wireless-channel 11
wireless-essid NOME_NOSTRA_RETE_WIRELESS
wireless-key 0f1456db9876ab15ce1222cb45

# Scheda wireless configurata con indirizzo statico
# Da utilizzare al posto della configurazione precedente, MAI insieme
auto wlan0
iface wlan0 inet static
address 192.168.1.111 # Mettere un IP coerente con la vostra rete
netmask 255.255.255.0
gateway 182.168.1.1
broadcast 192.168.1.255
wireless-channel 11
wireless-essid NOME_NOSTRA_RETE_WIRELESS
wireless-key 0f1456db9876ab15ce1222cb45

 

Riavviate il PC o, semplicemente, riavviate i servizi di rete:

# ifdown wlan0
# ifup wlan0 che restituirà qualcosa di simile a:

RT2500 Wireless ESSID:"NOME_NOSTRA_RETE_WIRELESS"
Mode:Managed Frequency=2.462 GHz Access Point: 02:11:3B:05:78:45
Bit Rate:54 Mb/s Tx-Power=-1
RTS thr:off Fragment thr:off
Encryption key:0f1456db9876ab15ce1222cb45 Security mode:open
Link Quality=74/100 Signal level=-31 dBm Noise level:-199 dBm
Rx invalid nwid:0 Rx invalid crypt:0 Rx invalid frag:0
Tx excessive retries:0 Invalid misc:0 Missed beacon:0

Rete Wireless protetta con WEP.

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reeder

Copiare, fare il mirror e riscaricare i pacchetti Debian.

Riscaricare tutti i pacchetti .deb installati.
 Si potrebbe volerlo fare per necessità di mirror o di backup, o per creare un set di CD che soddisfi le dipendenze. Il trucco può essere realizzato con:
# COLUMNS=200 dpkg -l | grep '^ii' | awk '{ print $2 }' > /tmp/pkglist
# cat /tmp/pkglist | xargs apt-get --download-only --reinstall -y install
Terminato il download, si dovrebbero vedere tutti i file .deb in /var/cache/apt/archives/. Si veda anche il metodo apt-move sync successivo, potrebbe essere ciò di sui si ha veramente bisogno.

Impostare un mirror Debian o una sorgente apt sul disco locale.
Questa sottosezione potrebbe essere di interesse se si vogliono copiare i CD Debian sul proprio disco (così da non dovere cambiare i CD-ROM nel lettore ogni volta) o esportare il mirror Debian sulle macchine della propria LAN locale.

Il modo più semplice per copiare i CD Debian sul proprio hard disk dovrebbe essere l'utilizzo dello strumento dd e la creazione diretta dell'immagine del CD:
# dd if=/dev/cdrom of=/mnt/deb-cd1.img bs=512k
SuggerimentoSuggerimento
Se si installa il pacchetto cdrecord sarà disponibile il comando readcd:
# readcd dev=0,0,0 f=deb-cd1.img
Si monterà poi l'immagine così (naturalmente la si aggiunga a /etc/fstab se si vuole averla disponibile sempre):

# mkdir /mnt/deb-cd1
# mount -o loop,ro /mnt/deb-cd1.img /mnt/deb-cd1
 
 
Una riga in sources.list di esempio potrebbe essere simile a questa:
deb file://mnt/deb-cd1 woody main contrib non-free non-US/main non-US/contrib non-US/non-free
NotaNotare:
Sebbene questa procedura dovrebbe funzionare ed è perfettamente corretta se si vogliono davvero le immagini CD (per esempio se si stiano salvando i CD Debian), probabilmente la si troverà inadatta per altre necessità (perché il numero massimo di device loop disponibili in maniera predefinita nel kernel è solo 7 e si avranno necessariamente sorgenti multiple invece di una omnicomprensiva).

Usare apt-move per spostare i pacchetti nel repository sull'hard disk locale.
Se si ha sufficiente spazio disco, si troverà apt-move molto utile. Si può utilizzarlo per copiare i CD-ROM sul disco, ordinare i file scaricati da /var/cache/apt/archives o rimanere sincronizzati con il proprio mirror Debian locale.
  • Primo, si installi apt-move:
    apt-get install apt-move
  • Modificare /etc/apt-move.conf, mettere "localhost" (o il nome Internet del mirror naturalmente) nel campo APTSITES e cambiare l'opzione DIST (in "woody", se si ha Debian 3.0). Si potrebbe anche modificare PKGTYPE in "both" (entrambi) se si desiderano anche i pacchetti sorgente.
  • Modificare /etc/apt/sources.list e disattivare tutte le righe riferite ai CD-ROM.
  • Esportare /cdrom con Apache (se si utilizza http://localhost invece del mirror Internet come sorgente dei pacchetti):
    # apt-get install apache
    # echo "Alias /cdrom/ /cdrom/" >> /etc/apache/httpd.conf
    # /etc/init.d/apache restart
    # echo "deb http://localhost/cdrom/ woody contrib main non-US/contrib 
    non-US/main non-US/non-free non-free" >> /etc/apt/sources.list
    # apt-get update
  • Inizializzare apt-move:
    # apt-move get
  • Adesso per ciascun CD che si vuole spostare sul proprio hard disk, si digiti:
    # mount /cdrom
    # apt-get update
    # apt-move mirror
    # umount /cdrom
    Se non si utilizzano CD ma direttamente il mirror Internet:
    # Per spostare i pacchetti da /var/cache/apt/archives/ solamente
    # apt-move move 
    
    # Per creare un mirror completo
    # apt-move mirror 
    
    # Per copiare solo i pacchetti che sono installati sul sistema
    # apt-move sync 
  • Quando si è terminato, si creino i nuovi Packages.gz e Sources.gz:
    # apt-move packages
    # cd /mirrors/debian
    # gunzip `find . -name Packages.gz`
    # apt-move packages
    Si noti che la riga gunzip ... è importante, perché crea i semplici file Packages; saranno necessari in seguito se si utilizzano strumenti tipo debootstrap. Sarà anche necessario copiare alcuni file Release esistenti nella directory dists/woody/.
  • Sostituire il repository http://localhost/cdrom/ (non è più necessario) con il nuovo mirror creato e si installi xplanet per testarlo:
    # perl -n -i -e 'print unless m#/cdrom/#' /etc/apt/sources.list
    # apt-get install apache
    # echo "Alias /mirrors/debian/ /debian/" >> /etc/apache/httpd.conf
    # /etc/init.d/apache reload
    # echo "deb http://localhost/debian/ woody contrib main non-US/contrib 
    non-US/main non-US/non-free non-free" \ >> /etc/apt/sources.list
    # apt-get update
    # apt-get install xplanet xplanet-images
    Prima di andare avanti, non ci si dimentichi di rimuovere la voce /cdrom/ da /etc/apache/httpd.conf.
  
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